23 Settembre 2026
Europa

Smotrich dichiara “nulli” gli Accordi di Oslo. Israele può ancora essere considerato un partner affidabile?

Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato “nulli e privi di effetto” gli Accordi di Oslo, rivendicando che anche le Aree A e B della Cisgiordania occupata “appartengono” a Israele, chiedendo contestualmente lo smantellamento dell’Autorità Palestinese, definita come “un’entità terroristica” e accusandola di incoraggiare attacchi contro Israele.

Il leader del partito  Partito Nazionale Religioso-Sionismo Religioso, partito di estrema destra nato dalla fusione tra il Partito Sionista Religioso e La Casa Ebraica, ha ammesso apertamente che la propria posizione diverge da quella del primo ministro Benjamin Netanyahu.

“Non eviteremo la guerra”: l’annuncio di un’operazione militare.

Smotrich ha anche preannunciato una vasta operazione militare israeliana in Cisgiordania: “Non ci sarà modo di evitare una guerra in Giudea e Samaria nel prossimo futuro, nella quale disarmeremo tutti gli arabi in Giudea e Samaria”, ha affermato, utilizzando la denominazione biblica con cui la destra israeliana indica il territorio occupato.

Il ministro ha poi sostenuto che nell’area vi sarebbero armi in quantità ben superiore a quanto noto ufficialmente da Israele, sostenendo che lo Stato dovrebbe valutare “i propri avversari in base alle capacità e non alle intenzioni”.

Smotrich ha inoltre rivendicato le misure israeliane nell’Area C , espansione di insediamenti e fattorie, costruzione di strade, dichiarazioni di terreni, migliaia di nuove unità abitative, oltre a modifiche ai meccanismi legali e amministrativi che regolano il territorio.

La Cisgiordania, con l’Accordo di Oslo II del 1995, fu suddivisa nelle Aree A, B e C: l’Area A sotto piena amministrazione e sicurezza palestinese, l’Area B sotto amministrazione palestinese e sicurezza israeliana, mentre l’Area C , circa il 60% del territorio, resta sotto controllo israeliano totale. Israele occupa la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dal 1967.

Un discorso che interroga l’Europa.

Le parole di Smotrich non sono un episodio isolato, ma l’ennesima tessera di un mosaico che da anni vede esponenti di primo piano del governo israeliano rivendicare apertamente l’annessione di territori occupati, l’azzeramento di accordi internazionali sottoscritti dallo stesso Stato d’Israele e il ricorso alla forza militare contro una popolazione civile priva di uno Stato sovrano.

Si tratta di dichiarazioni che collidono frontalmente con il diritto internazionale, con le risoluzioni delle Nazioni Unite sui territori occupati e con i principi che l’Unione Europea pone alla base dei propri rapporti con Paesi terzi: rispetto della sovranità altrui, tutela della vita umana, soluzione negoziata dei conflitti.

Che un ministro in carica in un governo formalmente alleato dell’Occidente possa parlare pubblicamente di “disarmare” un’intera popolazione e di annettere territori sottratti a un negoziato internazionale, senza che questo produca conseguenze diplomatiche immediate, pone a Bruxelles una domanda che difficilmente potrà essere ancora rinviata: fino a che punto un simile linguaggio sarà compatibile con lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea?

Foto Government Press Office of Israel