Salute mentale dei giovani, l’eurodeputata Kountoura incalza Bruxelles. La Commissione risponde “con toolkit, Kids Act e Erasmus+” ma non promette una strategia dedicata
Una strategia europea sulla salute mentale dei giovani, valutazioni d’impatto obbligatorie nelle politiche su lavoro, casa e istruzione, un giro di vite su social e cyberbullismo. È quanto proposto dall’eurodeputata greca Elena Kountoura alla Commissione von der Leyen.
Kountoura, alla luce delle statistiche sempre più preoccupanti circa la salute mentale dei giovani, ha evidenziato che “l’isolamento sociale, la riduzione dell’attività fisica, l’uso problematico di internet e social, cyberbullismo, ansia, depressione e altri disturbi sono aumentati e peggiorati“. “Particolarmente preoccupante, scrive, è che il suicidio sia la principale causa di morte tra i 15 e i 29 anni”.
“Nell’Ue, inoltre, un Paese su quattro non dispone di servizi di salute mentale di comunità per i minori: una lacuna che pesa su prevenzione, diagnosi precoce e cooperazione transfrontaliera. Secondo l’Ocse, depressione maggiore, ansia generalizzata e disturbi da alcol ridurranno di 2,5 anni la speranza di vita in buona salute nei prossimi 25 anni, con circa 28mila morti premature all’anno”.
L’eurodeputata ha quindi chiesto se la Commissione intenda proporre una strategia europea o almeno un piano d’azione con obiettivi chiari e misurabili per gli Stati membri. Ha domandato poi se verrà adottato un approccio psicosociale con valutazioni d’impatto obbligatorie sulla salute mentale nelle politiche di occupazione, abitazione e istruzione, e quali ulteriori passi siano previsti su prevenzione, educazione e regolazione dell’esposizione a internet, social e bullismo online.
La “non risposta” di Bruxelles.
Il commissario Várhelyi, intervenuto sul testo dell’interrogazione, ha rivendicato l’utilità delle azioni della Commissione europea, tra cui un toolkit di prevenzione sviluppato con l’Unicef per i decisori politici. “La Commissione – chiosa l’esponente dell’esecutivo europeo -, ricorda di aver indagato l’impatto dell’uso eccessivo di schermi e social sulla salute mentale dei giovani: a giugno 2026 ha pubblicato un Eurobarometro sul tema, che ha alimentato il lavoro del gruppo speciale della presidente sulla sicurezza dei minori online”.
Il passo più recente è del 17 settembre 2026, quando l’esecutivo ha proposto l’EU Kids Act, pensato per “mantenere un quadro regolatorio e un’architettura di applicazione coerenti nella protezione dei minori dai rischi online, tutelando al tempo stesso il mercato unico digitale”.
Sul fronte dell’applicazione, Bruxelles dichiara di far rispettare le norme del Digital Services Act sulla tutela dei minori e di attuare la strategia “Better Internet for Kids” attraverso la rete dei Centri per un internet più sicuro, oltre al Piano d’azione Ue contro il cyberbullismo.
I risultati, però, confermano il fallimento della azione europea.
Sul versante educativo, ha annunciato il commissario, ci sarà un prossimo pacchetto “Istruzione”, che “aiuterà gli Stati a sviluppare nei giovani le competenze per usare in sicurezza e responsabilità l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali. Alfabetizzazione digitale, pensiero critico e resilienza saranno rafforzati anche da Erasmus+ Youth”. Visto il modello di omologazione e soft power sostenuto proprio dall’Erasmus+ per i giovani europei, non possiamo che non essere in disaccordo…
Quanto alle condizioni di vita, la Commissione ha affermato di sostenere “ambienti favorevoli alla salute mentale con il piano europeo per l’edilizia abitabile, il contrasto all’esclusione abitativa e la promozione di lavori di qualità”. Insomma, l’esecutivo europeo vive in un mondo tutto suo, coadiuvato, in questo, dall’azione di disinformazione promossa dalla società civile beneficiaria dei miliardi di euro delle inarrestabili e inutili call europee.
La replica del commissario, ancora, non risponde in modo diretto ai due quesiti più impegnativi. Non annuncia né esclude una strategia europea o un piano d’azione dedicato con obiettivi misurabili, e non menziona valutazioni d’impatto obbligatorie sulla salute mentale nelle politiche di lavoro, casa e istruzione, preferendo rinviare a iniziative esistenti o in preparazione. Non fornisce inoltre dati sull’efficacia delle misure già in atto né tempi e stanziamenti per i nuovi interventi. Va ricordato infine che i dati Ocse e della Commissione citati nell’interrogazione sono quelli indicati da Kountoura, e che la proposta di Kids Act è ancora un testo legislativo in discussione, i cui effetti concreti dipenderanno dall’iter in Parlamento e Consiglio.
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