23 Settembre 2026
Politica

Romano Prodi a Cagliari: “L’Europa rischia di nazionalizzarsi proprio quando dovrebbe unirsi. Vannacci è una tendenza consolidata in Ue”

La proposta della Commissione Europea sul nuovo bilancio settennale preoccupa, e l’ascesa dei partiti estremisti mette a rischio la democrazia in Europa. A rimarcarlo, ai microfoni di Sardegnagol, è l’ex premier e presidente della Commissione europea, Romano Prodi, oggi a Cagliari per partecipare all’evento ‘L’Europa federale: una forza comune al servizio delle autonomie’, organizzato dall’associazione ex consiglieri regionali della Sardegna,

La Commissione Europea ha presentato una proposta di bilancio per i prossimi sette anni che tende a ridimensionare il ruolo delle regioni a favore degli Stati nazionali. Come la valuta?

“È uno dei problemi più seri del momento. Non riguarda solo le politiche territoriali, ma anche quelle agricole e regionali nel loro complesso. Siamo nel mezzo di un processo che tende a rinazionalizzare ogni tipo di questione, e questo mi preoccupa molto. Non è il momento di nazionalizzare: è il momento di avere una politica europea comune. Soprattutto se pensiamo a ulteriori allargamenti dell’Unione”.

Eppure c’è chi sostiene che il dialogo tra Stati e Commissione sia la sede naturale del confronto, lasciando alle regioni un ruolo interno…

“Il problema è esattamente questo. Quando l’interlocuzione avviene tra Stati e Europa, la questione regionale diventa un affare interno tra la regione e il proprio stato. Ma questa non è l’Europa che volevamo. L’Europa era nata proprio per ridurre le distanze, per dare voce anche alle realtà periferiche: le isole, le aree interne, i territori che rischiano di restare indietro. Su questo resta ancora tantissimo da fare”.

Sul fronte politico, in Europa crescono i partiti sovranisti ed euroscettici. In Italia si parla del progetto “Futuro Nazionale” di Vannacci come potenziale forza capace di erodere il centrodestra tradizionale. È una bolla o un fenomeno strutturale?

“Guardiamo il fenomeno Vannacci per quello che è: non qualcosa di eccezionale, ma parte di una tendenza europea ben consolidata. Che nella destra si formino partiti ancora più a destra è un fatto britannico, tedesco, italiano. Quando i partiti strutturati perdono consenso, la corsa verso l’estremismo – sia a destra che a sinistra – diventa un esito quasi inevitabile. Questo mi preoccupa profondamente, perché stiamo parlando di una trasformazione della democrazia stessa”.

Romano-Prodi, foto Sardegnagol riproduzione riservata
Romano Prodi, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Sul tema della crisi della democrazia, reputa che il rapporto tra Unione Europea e la Siria guidata da al-Sharaa, figura legata in passato ad Al-Qaeda, rappresenti una macchia per l’Europa? Come valuta questo tipo di interlocuzione?

Bisogna distinguere con molta attenzione. Non vedo un sostegno ufficiale della Commissione Europea al regime siriano: vedo la necessità di mantenere rapporti con tutti i Paesi. Nella mia esperienza mi è capitato più volte di dialogare con dittatori. Bisogna farlo con fermezza, con durezza, tenendo le proprie posizioni. È facile parlare con San Francesco; i problemi nascono quando si deve parlare con il lupo. Ma se rinunciamo a farlo, il mondo si spacca. Non condannerei quindi l’approccio europeo: il dialogo, anche difficile, rimane uno strumento necessario.

Per chiudere: come possono i giovani tornare ad amare l’Europa?

“I giovani hanno già un’attitudine verso l’Europa molto più favorevole rispetto alle generazioni anziane, perché ne stanno vivendo i vantaggi in prima persona, dagli Erasmus, ai viaggi, alla conoscenza di altri Paesi. Ma per farla amare davvero bisogna proporre obiettivi forti. I giovani non si innamorano per lo 0,50% del tasso di interesse. Io ho proposto un referendum formale sulla fine dell’unanimità nelle decisioni europee, in modo che l’Europa possa riprendere in mano la politica”.

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