Politiche giovanili. Dadone, Decaro e Pella: “Potenziare azioni verso migliaia di giovani in condizione NEET”.

Nel corso del lancio dell’Anno europeo dei giovani, è stata annunciata la pubblicazione della manifestazione d’interesse direttamente rivolta ai Comuni, per rafforzare iniziative che siano in grado di far emergere, ingaggiare e attivare i giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione.

“I giovani in condizione NEET sono espressione di un disagio giovanile presente purtroppo in tutti i Paesi occidentali, che però si manifesta in Italia in maniera numericamente più consistente, specialmente al Sud” ha dichiarato la Ministra Fabiana Dadone. “Stiamo chiedendo ai Comuni di seguire la metodologia che abbiamo messo a punto nel recente Piano NEET per avvicinare il più possibile le politiche attive ai territori. Per farlo, collaboreremo in modo costruttivo con ANCI e con i Comuni stessi, affinché sia mantenuto per un verso il quadro unitario dell’intervento e per l’altro sia garantita quella flessibilità necessaria perché i singoli progetti si adattino alle diverse realtà locali.  Consapevoli degli impatti asimmetrici che ha avuto la pandemia sui giovani – prosegue la Ministra – vogliamo affrontare la questione giovanile in modo innovativo, plurale e partecipativo, portando direttamente le istituzioni nel linguaggio e nei luoghi frequentati dai giovani. Per vincere questa sfida, abbiamo bisogno del contributo fondamentale dei Comuni italiani, aggiungendo un nuovo tassello alle politiche giovanili e valorizzando le iniziative già attive a vantaggio dei giovani, arricchendole, dove possibile, con nuove idee e risorse”.

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Per il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, “il blocco generale determinato dalle restrizioni legate all’emergenza pandemica non ha aiutato quei percorsi di inserimento socio-lavorativo che si stavano avviando coinvolgendo quella fascia di popolazione identificata con l’acronimo NEET. Purtroppo, in questi due anni non solo sono aumentati i giovani che non lavorano, ma le condizioni di isolamento psico-sociale hanno determinato una condizione ancora più scoraggiante per chi è fuori da qualsiasi contesto socio-lavorativo”.

“È evidente – ha aggiunto Decaro – che le istituzioni debbano agire di concerto per dare sostanza a un piano di interventi che riesca davvero a intercettare le tantissime risorse e competenze che si possono celare dietro la sfiducia e la disillusione di chi ha smesso di cercare un’occupazione. Come Anci siamo contenti di poter dare il nostro contributo, perché crediamo fortemente nel rapporto di prossimità che l’istituzione comunale può generare sul territorio e quindi avvicinare così a nuove opportunità centinaia di ragazze e ragazzi”.

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Purtroppo, guardando alle statistiche europee, dopo la Turchia (33,6%), il Montenegro (28,6%) e la Macedonia (27,6%), nel 2020 l’Italia è il Paese con il maggior tasso di NEET in Europa: il 25,1% dei giovani italiani tra i 15 e i 34 anni (1 su 4) non lavora, né studia, né è coinvolto in un percorso formativo. E il piano adottato lo scorso 19 gennaio dal Governo Draghi difficilmente sarà incisivo in tale ambito. Ma il fare autocelebrativo delle istituzioni non può che confermare la bontà dei propri interventi.

Proseguendo, l’Anci, d’intesa con la Ministra Fabiana Dadone, hanno lanciato una manifestazione di interesse per intercettare tutti quei Comuni che hanno già, in precedenza, lavorato sui giovani in condizione di NEET o comunque attivato percorsi di accompagnamento, rilevando l’urgenza del fenomeno su proprio territorio, per creare un elenco di enti che parteciperanno ad un percorso formativo e di accompagnamento. Questo percorso, secondo i rappresentanti, permetterà di “mappare e attivare” i giovani in condizione di NEET, per poi aver la possibilità di partecipare ad un successivo avviso pubblico per progetti d’intervento mirati a questo target.

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Per il vicepresidente vicario e delegato alle politiche giovanili ANCI, Roberto Pella, si deve “puntare all’emersione e all’orientamento dei NEET, con il pieno coinvolgimento e la collaborazione dei Comuni italiani. Quando parliamo di rigenerazione urbana o rivitalizzazione dei borghi – conclude – dovremmo sempre pensare all’impatto sui luoghi di azione in grado di includere anche i giovani con minori opportunità. Solo in questo modo avremo la certezza di realizzare appieno gli obiettivi del Next Generation.

foto fabianadadone.it