Percorsi scuola-lavoro. Stefano Turchet: “Dagli studenti proposte per migliorare”.

“Sarebbe importante che i consiglieri regionali avessero l’opportunità di visitare i luoghi in cui gli studenti del Friuli Venezia Giulia effettuano gli stage in ambito scuola-lavoro”.

Questo l’auspicio espresso durante le audizioni sul tema della sicurezza nei percorsi per le competenze trasversali e per
l’orientamento (Pcto) dal consigliere regionale Stefano Turchet (Lega) e rivolto al presidente della VI Commissione, Giuseppe Sibau (Progetto Fvg/Ar), e all’assessore regionale a Formazione e Istruzione, Alessia Rosolen.

“I percorsi di alternanza scuola-lavoro in Fvg – aggiunge Turchet nella sua nota – sono di assoluta eccellenza, personalmente sono sempre riconoscente alle aziende che acconsentono di avviare questo tipo di sinergia con le nostre scuole. Di grande rilievo è la figura del tutor didattico, che ha il compito di intervenire qualora l’obiettivo di formazione concordato fra l’azienda e la scuola non sia ottenibile per inottemperanza dell’azienda, ad esempio in caso di lavoro ripetitivo e non formativo. E non dimentichiamo che, assieme al tutor aziendale, si assume la responsabilità di stabilire quali saranno i compiti che il giovane svolgerà all’interno dell’azienda nel suo periodo di stage”.

Infine, il consigliere espirme “soddisfazione per l’esito delle audizioni, sicuramente importanti e proficue”, assicurando che
“ci sarà sempre la massima disponibilità e propensione all’ascolto dei ragazzi e delle ragazze impegnati nel percorso formativo”.

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La sicurezza, anche sotto il profilo psicologico, deve procedere di pari passo con la formazione. Sono perciò necessari corsi approfonditi e una preparazione meticolosa, anche nei confronti dei tutor, senza dimenticare una revisione degli strumenti atti a garantire la salute degli studenti, insieme a una cultura dei diritti del lavoro e percorsi realmente volti all’orientamento.

Giuseppe Sibau (Progetto Fvg/Ar), presidente della VI Commissione, insieme all’assessore regionale Alessia Rosolen

Lo hanno chiesto, nel corso delle audizioni della VI commissione, i portavoce degli studenti regionali. L’audizione dei giovani interlocutori, contestuale a quella dei vertici dell’Ufficio scolastico regionale e a un rappresentante dei dirigenti scolastici, ha dato vita a un incontro caratterizzato da numerosi interventi dedicati allo scenario legato alla sicurezza dei percorsi scuola-lavoro. Ciò anche alla luce di alcune recenti esperienze luttuose che hanno lasciato un profondo segno nei cuori dei partecipanti, provocando quello che Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), promotore dell’incontro, ha definito ‘un processo di riflessione molto ampio, anche a livello nazionale. Era dunque necessario il coinvolgimento diretto dei
principali portatori di interesse’.

Le attività ospitate dall’aula consiliare sono state aperte da alcune precisazioni dei dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale che, alla presenza dell’assessore regionale a Lavoro, Formazione, Istruzione, Ricerca, Università e Famiglia, Alessia Rosolen, hanno dettagliato in merito alle differenze tra formazione professionale presso un ente, contratti di apprendistato, sistema duale, alternanza scuola-lavoro e attività nell’ambito dei Pcto, ricordando anche i tre indirizzi (licei,
istituti tecnici e istituti professionali) coinvolti nel sistema dell’istruzione.

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Beatrice Bertossi (Movimento studentesco per il futuro) ha poi sottolineato come ‘gli studenti siano spesso impreparati e,
quindi, incapaci di sfruttare a fondo l’esperienza. C’è una carenza di attività laboratoriali, mentre sono necessari tavoli
specifici e un miglioramento della comunicazione riguardo una sicurezza che non va intesa solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico. I corsi sulla sicurezza sono spesso parziali e inadeguati, perché non allineati alle specificità delle
attività. Serve una revisione radicale di questi strumenti, ormai inadeguati’.

La VI Commissione riunita in aula durante le audizioni

La collega Ambra Canciani (Unione degli Universitari Udine) ha ribadito che ‘la sicurezza va di pari passo con la formazione. Punto cardine è infatti il valore formativo del Pcto e di tutti i percorsi affini: non bastano le norme, ma urge un efficace controllo nell’applicazione delle stesse e la loro conoscenza da parte di chi coordina e di chi lavora. Pcto, tirocini e percorsi formativi devo costituire un’opportunità di crescita e di conoscenza, non una sorta di ufficio di collocamento’. Alice Rossi (Link Trieste) ha rimarcato il fatto che ‘dovremmo ragionare su un percorso di reale crescita personale e non sulla preparazione dei giovani al ruolo di produttori di reddito. Il mondo accademico, quindi, deve essere separato da quello del lavoro, senza sacrificare tempi di studio per esperienze troppo spesso non formative. Una Carta dei diritti, in tal senso, sarebbe preziosa’.

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Marco Nimis (Rete degli Studenti medi Udine) ha portato il discorso sulla necessità ‘di prenderci tutti una responsabilità
politica. La prima richiesta, alla luce dei tragici incidenti, riguarda una sospensione momentanea di tutti i percorsi di Pcto
non necessari, finché il ministero non aprirà un dibattito con gli studenti. L’allievo deve imparare a lavorare dentro la scuola con laboratori, macchinari e pratiche che richiedono investimenti seri in un ambiente sicuro e sorvegliato. Altrimenti, il lavoro manuale diventa manodopera. Altro grosso problema – ha aggiunto – riguarda la figura del tutor. La manifestazione in memoria di Lorenzo è stata sì di vicinanza alla famiglia, ma anche un grido di rabbia’.