Pentagono: “L’Europa prenda la guida, il sostegno all’Ucraina non può più dipendere dagli USA”
Il Pentagono alza il tono e avverte: il sostegno militare all’Ucraina non potrà più basarsi in modo determinante sugli Stati Uniti. Il messaggio, lanciato dal sottosegretario alla Difesa per le politiche Elbridge Colby, segna un ulteriore passo nella pressione esercitata su Europa e alleati affinché assumano un ruolo guida.
Intervenendo al recente incontro del Ukraine Defense Contact Group a Berlino, Colby ha sottolineato come il supporto americano si sia finora retto in larga parte sull’utilizzo di “scorte limitate” statunitensi, una strategia che, ha lasciato intendere, non è più sostenibile nel lungo periodo. “L’Europa deve accelerare l’assunzione della responsabilità primaria per la difesa convenzionale del continente: non è una scelta, ma una necessità strategica”, ha dichiarato.
Da qui l’invito esplicito agli alleati: il sostegno a Kiev dovrà proseguire senza fare affidamento su contributi significativi da parte di Washington, puntando invece su maggiori investimenti e capacità produttive europee.
Il cambio di rotta si inserisce in un contesto già mutato. Sotto la presidenza di Donald Trump, i nuovi aiuti militari diretti degli Stati Uniti all’Ucraina si sono quasi azzerati. Washington resta disponibile a vendere armi, ma solo se finanziate da altri partner, nell’ambito del programma NATO per le esigenze prioritarie ucraine, che nel 2025 ha raccolto 3,7 miliardi di euro.
Secondo il Kiel Support Tracker, l’assistenza militare americana è crollata del 99% nel 2025. Parallelamente, l’Europa ha incrementato sensibilmente il proprio impegno: +59% negli aiuti finanziari e umanitari e +67% in quelli militari rispetto alla media 2022–2024, mantenendo così il livello complessivo di sostegno su valori simili agli anni precedenti.
A rivendicare apertamente la scelta è stato anche il vicepresidente JD Vance, che ha definito lo stop agli aiuti militari “uno dei risultati di cui siamo più orgogliosi”, ribadendo che gli Stati Uniti non acquistano più armi da inviare a Kiev.
Intanto, nuove pressioni emergono su più fronti: il conflitto con l’Iran, avviato da Trump insieme a Israele, sta mettendo sotto stress le risorse militari statunitensi e degli alleati del Golfo, spingendo a privilegiare il rifornimento delle scorte, in particolare dei sistemi di difesa aerea, gli stessi di cui l’Ucraina ha urgente bisogno.
Nonostante ciò, dall’Europa arrivano segnali di rafforzamento. A Berlino, diversi Paesi hanno annunciato nuovi impegni: la Germania finanzierà missili Patriot, sistemi IRIS-T e droni a lungo raggio prodotti in Ucraina; il Regno Unito ha promesso 120 mila droni; i Paesi Bassi investiranno centinaia di milioni nelle capacità senza pilota; Belgio e Spagna contribuiranno con fondi per difesa aerea, artiglieria e supporto ai caccia.
Un’accelerazione significativa, ma non sufficiente. Kiev continua a soffrire carenze critiche, soprattutto nei sistemi di difesa contro i missili balistici russi, mentre la capacità industriale fatica a tenere il passo.
“L’Europa – conclude Colby – deve rendere sostenibile la propria difesa e, di conseguenza, il sostegno militare all’Ucraina”, indicando nella crescita della base industriale della difesa la chiave per il futuro.
E la diplomazia? Quella può attendere!
foto Air Force Staff Sgt. Brittany A. Chase, DOD
