14 Ottobre 2026
Europa

Nuovo bilancio Ue, l’allarme dei revisori: “Più difficile individuare frodi e abusi”

“Il tentativo della Commissione europea di rendere i fondi comunitari più pronti a rispondere alle crisi future potrebbe anche renderli più esposti a un uso improprio”. A lanciare l’allarme è il massimo organismo di controllo della spesa Ue, la Corte dei conti europea.

Il presidente Tony Murphy sostiene che i pilastri della proposta di riforma del bilancio a lungo termine offuscherebbero il quadro per chi ha il compito di verificare che il denaro pubblico sia speso come previsto. “Per noi è più difficile seguire il denaro”, ha dichiarato.

L’avvertimento arriva mentre i leader europei, questa settimana a Bruxelles, continuano a scontrarsi sull’entità del bilancio post-2027, e mentre i revisori documentano un aumento degli sprechi di fondi dei contribuenti.

Un unico fondo per metà del bilancio.

Al di là della cifra complessiva, a dividere è il modo in cui i soldi vengono ripartiti. Dopo un ciclo di spesa segnato da pandemia, guerre e shock climatici, la Commissione vuole rendere il prossimo bilancio settennale “più agile”, assegnando circa la metà delle risorse, quasi mille miliardi di euro in sette anni, a un unico fondo che i Paesi potranno destinare a obiettivi che vanno dalla migrazione all’agricoltura, fino allo sviluppo regionale.

Proprio i fondi per agricoltura e sviluppo regionale, spesso erogati sotto forma di sussidi ad aziende agricole e progetti locali, sono da tempo vulnerabili a frodi e abusi. Secondo Murphy “concedere alle capitali europee maggiore libertà di spostare la spesa renderebbe il monitoraggio ancora più arduo”. “Ci sarà un po’ di flessibilità, ma a quale costo?”, ha affermato in un’intervista. Il controllo, ha spiegato, dipenderebbe sempre più dai meccanismi già predisposti da ciascun Paese. Il che, per alcuni Paesi Ue, equivarrebbe a opacità e scarsa trasparenza.

Lo scorso anno, intanto, la spesa irregolare del bilancio Ue è cresciuta: secondo l’ultima relazione della Corte, gli errori hanno riguardato transazioni per circa 5 miliardi di euro. Nel prossimo bilancio, ha avvertito Murphy, potrebbe non essere nemmeno possibile “stimare una cifra simile”, perché le autorità di audit nazionali hanno ruoli e modalità di lavoro diversi.

Tra le novità proposte c’è l’inserimento della Politica agricola comune, storicamente una voce di bilancio autonoma, nel megafondo dei Piani di partenariato nazionali e regionali. Murphy ha precisato di non voler sostenere un modello rispetto all’altro, ma ha osservato che, “con la progressiva fusione dei fondi Ue con i bilanci nazionali, per Bruxelles sarà più difficile sapere dove finisce effettivamente il denaro”. La Pac è più semplice da controllare quando “non è mescolata in questo calderone”, ha detto.

Le cronache sui sussidi agricoli destinati a pascoli inesistenti in Grecia o sui fondi per il turismo rurale in Slovacchia finiti in ville di lusso illustrano la difficoltà di vigilare su queste risorse già con il sistema attuale.

Il modello per il nuovo sistema di spesa, il fondo europeo per la ripresa post-Covid, secondo Murphy non è di buon auspicio: “I Paesi hanno potuto indirizzare più facilmente le risorse dove servivano, ma la spesa è diventata più opaca, e i nuovi piani nazionali sono stati costruiti sullo stesso schema”.

Oggi la Corte può recarsi fisicamente in un’azienda agricola che riceve fondi Ue; con il fondo per la ripresa, invece, Bruxelles pubblica ogni anno solo l’elenco dei primi 100 beneficiari. “Non è molto trasparente. Dove finiscono realmente i soldi dell’Ue? È questo che conta”, ha concluso Murphy.

Anche queste è l’Unione europea. Un’espressione politica votata all’opacità.