3 Novembre 2026
Politica

Manovra 2027, Nursing Up: “Risorse insufficienti mentre l’Europa investe nella ricostruzione dei sistemi sanitari”

Le risorse destinate alla Sanità dalla Manovra del governo Meloni sono insufficienti. A dirlo è Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up, per il quale, anche a questo giro, restano inadeguati i finanziamenti e gli investimenti pluriennali.

“A quando una svolta? Non ci interessa certo rivendicare di aver previsto quello che è l’attuale scenario di insufficienza delle risorse, che al momento emerge dalle più autorevoli fonti nazionali economiche e sanitarie. Dire che ce lo aspettavamo non risolve nulla. Ci interessa sapere quando la politica sanitaria italiana deciderà finalmente di affrontare le difficoltà del Servizio sanitario nazionale con finanziamenti adeguati e un progetto pluriennale di ricostruzione. Perché non possiamo continuare a rincorrere le emergenze, mentre altri Paesi europei investono da anni nella trasformazione dei propri sistemi di cura”, afferma De Palma.

I numeri della manovra.

“Secondo le cifre di cui si parla attualmente, il Fondo sanitario nazionale raggiungerebbe circa 146,3 miliardi di euro nel 2027, con un incremento complessivo di 3,4 miliardi rispetto al 2026. Le nuove risorse introdotte dalla manovra ammonterebbero però a circa 2,4 miliardi, a fronte dei 5,5 miliardi richiesti dal ministro della Salute e dei 6,8 miliardi indicati dalle Regioni. Se questi importi fossero confermati, ci troveremmo davanti a una distanza preoccupante tra i fabbisogni rappresentati e i finanziamenti disponibili”.

“Vogliamo vederci chiaro, conoscere la destinazione effettiva delle risorse e capire quali margini esistano per rafforzare gli stanziamenti. Non possiamo accettare che la sanità continui a essere chiamata a garantire attività e servizi sempre più complessi, senza ricevere mezzi proporzionati alle necessità”.

Il confronto con l’Europa.

Il sindacato guarda ai partner europei. Secondo Eurostat, nel 2023 la spesa sanitaria complessiva rappresentava il 10% del Pil dell’Unione europea, contro circa il 9% registrato in Italia nel 2022 secondo l’Ocse. La Germania destinava alla sanità l’11,7% del Pil nel 2023, la Francia l’11,5%. Si tratta di dati sulla spesa complessiva, pubblica e privata, e riferiti ad anni non perfettamente coincidenti, ma che, osserva De Palma, “mostrano una distanza che merita attenzione”.

“Soprattutto, altri Paesi, negli ultimi tempi, hanno accompagnato i finanziamenti con programmi di trasformazione pluriennali”. La Francia, con il programma Ségur de la Santé, ha previsto 19 miliardi di euro di investimenti fino al 2030 per ospedali, strutture sociosanitarie e modernizzazione del sistema, affiancati da 8,2 miliardi annui per la valorizzazione economica delle professioni sanitarie e da un obiettivo di 15mila assunzioni negli ospedali pubblici. La Germania ha istituito un fondo di trasformazione ospedaliera fino a 50 miliardi per il periodo 2026-2035, di cui 29 di finanziamento federale, destinato a modernizzare le strutture, riorganizzare la rete ospedaliera e integrare i servizi.

“Il confronto pone una domanda precisa: perché l’Italia non dovrebbe affiancare a finanziamenti adeguati un programma pluriennale altrettanto ambizioso, con obiettivi verificabili per strutture, personale e qualità delle cure? Chiediamo di avere la stessa capacità di programmare il futuro, anziché limitarsi a gestire le difficoltà dell’anno successivo”.

De Palma richiama poi le rivendicazioni già presentate da Nursing Up in vista della manovra. “Chiediamo almeno 500 milioni di euro aggiuntivi e strutturali per incrementare l’indennità di specificità infermieristica e quella delle altre professioni sanitarie dell’area non medica, ai quali devono aggiungersi almeno 800 milioni per la dotazione iniziale di un Fondo perequativo nazionale degli infermieri, da integrare progressivamente per avvicinare le retribuzioni italiane alla media europea, riservando analoga attenzione alle altre professioni sanitarie. Sono due interventi distinti, che non devono assorbirsi reciprocamente. E non possono essere finanziati sottraendo risorse ad altri servizi già in difficoltà”.

E ancora: “La valorizzazione economica dei professionisti non è una concessione. Gli infermieri e gli altri professionisti sanitari non possono e non devono mostrarsi alla politica con le mani giunte! Pretendiamo investimenti adeguati per trattenere competenze, garantire continuità assistenziale e rendere nuovamente attrattiva la professione. Non possiamo investire in nuovi ospedali, tecnologie e strutture territoriali senza garantire condizioni economiche e professionali adeguate a chi dovrà farli funzionare”.