Lavoro e candidati: in aumento la difficoltà di selezione per le aziende.

Nei prossimi 4 anni la difficoltà delle aziende per la ricerca dei profili richiesti per le proprie attività potrebbe diventare ancora più critica. A sostenerlo l’indagine realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Il lavoro che c’è, i lavoratori che non ci sono” presentata nell’ambito della conferenza lancio della XIII edizione del Festival del Lavoro in programma a Bologna fino al 25 giugno.

Emerge, secondo la ricerca, un massiccio calo dell’offerta di lavoro pari a circa 838mila persone attive negli ultimi 3 anni, prodotto dal desolante quadro demografico italiano che ha registrato nell’analogo periodo di rilevazione 636mila residenti in meno dei quali 262000 giovani. Importante anche l’effetto perverso del ‘mismatch’ tra offerta e domanda di formazione, in cui il gap più importante si registra proprio nell’indirizzo giuridico-politico sociale: in tale ambito, prosegue l’inddagine, mancherebbero ogni anno 12.000 laureati, mentre 11mila servirebbero per l’area economico-statistica, quesi 9mila per ingegneria e circa 8000 per l’indirizzo medico sanitario.

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Ma i problemi per le aziende sarebbero legati anche all’aumento delle opportunità di mobilità tra settori e generazioni. I lavoratori e le lavoratrici, infatti, cercano un nuovo lavoro per un maggiore benessere ed equilibrio tra vita personale e lavorativa.

Bisogna, pertanto, intervenire sulle diverse variabili del mercato del lavoro per superare il divario crescente tra domanda e offerta e contrastare il rischio che entro quattro anni la difficoltà delle aziende nel rintracciare i profili necessari per la propria attività diventi critica.

Ma il grosso delle riforme deve necessariamente passare per il futuro, ovvero per i/le giovani italiani/e, decisamente abbandonati – salvo autoreferenziali proclami propagandistici – anche nell’Anno Europeo dei Giovani 2022.

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