La candidatura a Palazzo Chigi di Schlein: coraggio o azzardo?
All’assemblea della Nuvola, la segretaria del Pd, la “svizzera” Elly Schlein, ha rivendicato di aver raggiunto i due obiettivi del 2023: l’unità del partito e l’unità dell’alleanza progressista. Platea in piedi, applausi lunghi e la domanda di fondo che resta senza risposta. Ha senso per il centrosinistra proporsi alle prossime elezioni con un candidato premier decisamente debole e inviso al proprio partito?
I numeri dell’assemblea del PD potranno essere stati schiaccianti e a favore della Elly (602 sì, un astenuto, un contrario). Ma sono i numeri di un organismo che ha appena prorogato il mandato della segretaria e rinviato il congresso a dopo le politiche. Quando un partito sospende la conta interna alla vigilia di una campagna elettorale, spesso lo fa perché teme il risultato di quella conta. L’unanimità, in politica, si misura infatti fuori dal Nazareno.
Il nodo vero è la premiership. Schlein si dice pronta a correre “con o senza primarie”. Ma gli alleati non sembrano avere la stessa certezza. Un sondaggio Dire-Tecnè ha dato in un testa a testa Schlein e Conte alle primarie, con Conte leggermente avanti. A luglio la stampa osservava che la sua corsa alla premiership stava rallentando rispetto al protagonismo di Conte e alle manovre centriste.
Poi c’è il tema del consenso oltre il perimetro. Il Pd viaggia attorno al 21%, e Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,1%. Per vincere servono i voti dei moderati e dei delusi del centrodestra, e sono proprio quelli che il linguaggio da piazza rischia di non intercettare. Anche nel campo largo c’è chi sostiene che senza il centro, e in particolare senza Italia viva e Azione di Calenda, il centrosinistra non vincerà mai. Il discorso di domenica di Elly, non dovrebbe sorprendere, è apparso anche qui confusionario: La segretaria ha parlato di allargare, ribadendo che il programma si fa prima con le forze già presenti. Non proprio la modalità richiesta dai partiti fuori dal campo largo.
Sul fronte degli argomenti, l’opposizione di centrosinistra non ha colpi da sparare: nessuna idea sul rilancio del lavoro, sul caro vita, sui giovani (non è una novità), sulla protezione degli investimenti, del diritto alla casa. Insomma, il solito centrosinistra ideologico e ipercritico.
Quanto allo stile, la segretaria ama rivendicare una leadership “plurale e diffusa”. È una formula suggestiva, ma che vale solo dentro gli acritici convegni del PD. Un partito che, come tradizione, non sembra voler vincere le elezioni con un proprio candidato se si vuole veramente puntare alla candidatura a Palazzo Chigi della inconsistente Schlein.
La domanda, allora, non è se sia sensato andare alle urne nel 2027. La domanda è se, con questo candidato e senza aver sciolto i nodi della coalizione, il centrosinistra stia scegliendo la strada più sicura o quella più comoda per perdere al prossimo appuntamento elettorale.
foto Sardegnagol riproduzione riservata
