20 Luglio 2026
Europa

Israele valuta una risposta dura al possibile riconoscimento francese della Palestina.

Israele starebbe preparando un pacchetto di misure ritorsive nel caso in cui la Francia proceda con il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Lo riferisce Politico, citando fonti europee e un esperto vicino alla posizione del governo israeliano.

Secondo le indiscrezioni, le opzioni sul tavolo includono l’accelerazione dell’annessione della Cisgiordania, la chiusura del consolato francese a Gerusalemme – operativo sin da prima della nascita dello Stato di Israele nel 1948 – e provvedimenti relativi a proprietà e territori francesi nel Paese, tra cui il Santuario dell’Eleona, importante meta di pellegrinaggio cristiano.

La viceministra degli Esteri israeliana Sharren Haskel ha confermato in un’intervista a una radio francese che la questione della chiusura della sede diplomatica è già all’attenzione del primo ministro Benjamin Netanyahu.

Karim Amellal, ex ambasciatore francese con delega agli affari mediterranei, ha avvertito che Israele “non si fermerà davanti a nulla in termini di ritorsioni” e che i rapporti tra Parigi e Tel Aviv rischiano di “deteriorarsi enormemente”. “Macron è il principale promotore di questa iniziativa e il dialogo con Netanyahu è già complicato”, ha aggiunto.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di organizzare il 22 settembre una conferenza alle Nazioni Unite per discutere il riconoscimento della Palestina, indipendentemente dall’andamento delle ostilità a Gaza o dalle decisioni del governo israeliano.

La posizione francese si inserisce in un più ampio dibattito europeo: lo scorso 29 luglio il governo britannico di Keir Starmer ha dichiarato che Londra riconoscerà lo Stato di Palestina se Israele continuerà a ostacolare la consegna di aiuti umanitari a Gaza e a proseguire l’operazione militare nell’enclave.

Attualmente, la Palestina è riconosciuta da 148 Stati membri dell’ONU e dispone di ambasciate o missioni permanenti in 95 Paesi. L’Unione Sovietica, predecessore della Russia, fu tra i primi a riconoscerne lo Stato nel 1988.

foto UN/Loey Felipe