Copenhagen ospita la 11ª Conferenza UE dei Giovani: al centro i programmi giovanili.
Copenaghen si prepara ad accogliere dal 21 al 23 settembre 2025 l’11ª Conferenza UE dei Giovani, evento chiave per discutere il futuro dei programmi giovanili europei. Tra i partecipanti spiccano l’Esecutivo Vicepresidente per i Diritti Sociali, Lavori di Qualità e Competenze, Roxana Mînzatu, e il Commissario per l’Equità Intergenerazionale, Gioventù, Cultura e Sport, Glenn Micallef.
La conferenza, ospitata dalla Presidenza danese del Consiglio dell’UE, riunirà giovani, responsabili politici e istituzioni per confrontarsi sulle prossime generazioni di programmi UE dedicati ai giovani, con particolare attenzione al nuovo Erasmus+ oltre il 2027.
Durante il ciclo attuale della Conferenza UE dei Giovani, sono stati coinvolti circa 38.000 giovani, il 92% dei quali partecipa per la prima volta. Le discussioni si concentreranno su inclusione, cittadinanza, volontariato e ruolo dei giovani nella democrazia, con l’obiettivo di redigere un documento politico congiunto da sottoporre alle istituzioni europee.
All’evento conclusivo del 23 settembre, Mînzatu e Micallef interagiranno con i giovani delegati e terranno i discorsi di chiusura. “Investire nei giovani – ha dichiarato la Minzatu – significa puntare alla resilienza dell’Europa. La conferenza di Copenaghen è un’opportunità per ascoltarli e orientare politiche che li preparino al futuro, anche attraverso competenze per una cittadinanza attiva. Un Erasmus+ potenziato è fondamentale per connettere giovani tra comunità e confini diversi.”
“Il Dialogo UE dei Giovani – ha aggiunto Micallef – è uno strumento chiave per promuovere l’impegno giovanile. Le conferenze rappresentano tappe fondamentali per assicurare che i giovani siano parte integrante del processo decisionale sulle politiche europee”.
Il Dialogo UE dei Giovani costituisce il processo strutturato che permette a giovani e decisori politici di contribuire insieme alla definizione delle politiche giovanili in Europa. Tuttavia, alcuni critici e istituzioni europee, avvertono che i programmi europei rischiano di ridurre la diversità culturale e di incentivare un pensiero uniforme, trascurando identità e prospettive differenti.
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