Iran, il parlamento studia pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz
Mentre lo Stretto di Hormuz rimane in larga parte bloccato con pesanti ripercussioni sull’economia mondiale, il parlamento iraniano si prepara a varare una legge che imporrebbe pedaggi alle navi per il cosiddetto “passaggio sicuro” attraverso la strategica via d’acqua. Lo riferiscono i media iraniani.
Secondo quanto riportato dall’agenzia ISNA, citando un membro della commissione economica del parlamento, è già stata predisposta una proposta di legge per tassare le imbarcazioni in transito nello stretto. Il deputato Saeed Rahmatzadeh ha difeso la misura sostenendo che l’imposizione di tariffe per il passaggio marittimo attraverso gli stretti rappresenta “una pratica comune in molte importanti rotte marittime del mondo”, aggiungendo che il provvedimento potrebbe contribuire ad aumentare le entrate dell’Iran e migliorare la sicurezza e i servizi lungo la rotta.
Lo stretto è al centro delle tensioni da quando, il 2 marzo scorso, Teheran ha annunciato restrizioni alla navigazione, avvertendo che avrebbe potuto prendere di mira le navi che tentassero di transitare senza coordinamento preventivo, in risposta agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. Gli strike americano-israeliani sull’Iran erano iniziati il 28 febbraio, cui Teheran aveva risposto con ripetuti attacchi di droni e missili contro Israele e i paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi.
La posta in gioco è altissima: ogni giorno transitano dallo stretto circa 20 milioni di barili di petrolio, facendone uno dei nodi energetici più critici del pianeta. Le attuali perturbazioni hanno già fatto lievitare i costi di spedizione e assicurazione, alimentando preoccupazioni a livello economico globale.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato venerdì che Teheran è disponibile a sostenere altri Paesi per garantire il transito nello stretto, precisando che un passaggio sicuro sarebbe possibile a condizione che gli stati si coordinino con l’Iran.
UN Photo/Evan Schneider
