I Progressisti verso il Campo largo: “Superare la divisione in due blocchi”.

Attraverso una nota ridondante e ampollosa i Progressisti, al termine dell’assemblea degli iscritti, indetta per “analizzare la situazione politica, hanno comunicato l’intenzione di “superare la divisione in due blocchi” del cosiddetto “schieramento democratico, progressista, socialista ed ecologista, civico, dell’autonomia e dell’autodeterminazione”.

Schieramento che potrebbe anche includere i “bleffatori” da oggi, analizzando la diatriba venutasi a creare nel centrosinistra dopo 5 anni di “congiunta” opposizione in Consiglio regionale e, soprattutto, l’improvviso dietrofront del partito dei Progressisti.

Che qualcuno/a abbia iniziato a sentire odore di bruciato o subodorato la possibilità di uscire particolarmente malconcio/a dal responso del prossimo appuntamento elettorale del 25 febbraio 2024?

Chissà! Non è dato saperlo volendo fermarsi alla dialettica e argomentazioni intercorse negli ultimi 4 mesi tra il Campo largo e i proponitori della cosiddetta “Rivoluzione Gentile” di Renato Soru. Ma l’idea che si sia trattato di “tanto rumore per nulla” con l’intenzione di alzare la posta è quantomeno plausibile.

“I Progressisti – reca la nota dell’assemblea – ritengono doveroso applicarsi alla riunificazione dello stesso schieramento, fino all’ultimo istante utile”. Un comunicato, sorvolando lo stile enfatico sulla rovinosa gestione amministrativa e finanziaria dell’attuale Giunta di destra, che continua citando alcuni problemi intercorsi durante i lavori del tavolo del centrosinistra: “La divisione che si è determinata sul metodo di scelta della candidatura alla Presidenza della Regione per l’intero schieramento poteva essere evitata ricorrendo alla disposizione scritta in modo inequivocabile nell’articolo 8 della legge statutaria elettorale in vigore. Una strada trasparente e unificante che si è erroneamente deciso di non percorrere. Questa decisione non ha aiutato il lavoro enorme che dobbiamo compiere e che comunque deve essere compiuto”.

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Nel frattempo, però, la politica dei contenuti (oltre al rispetto per l’intelligenza dei non ancora analfabeti funzionali) risulta essere la solita vittima all’interno di questa espressione geografica chiamata Sardegna.

Non dovrebbe sorprendere l’ennesimo richiamo a fare un passo in avanti, così senza che sia successo nulla di fulmineo, se non l’approssimarsi della presentazione delle liste e dell’appuntamento elettorale di febbraio: “Ribadiamo quindi che tutti – e sottolineiamo tutti – devono sentire il dovere di unire le forze democratiche dell’intero schieramento avanzato, questo è l’impegno che ci chiedono i cittadini sardi – (ma chi?) -, i lavoratori e gli imprenditori onesti, le donne, i giovani – (quelli dei quali i Progressisti non si sono curati neanche di striscio in 5 anni di Legislatura e nei due mandati di Zedda sindaco?) – e gli uomini di questa nostra terra in pericolo di desertificazione, decadenza economica e produttiva e colpita da crescente disagio sociale”.

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Insomma, l’ennesima conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) di una politica da stadio priva di alcun contenuto, se non il posizionamento o, meglio, la sopravvivenza politica. Ma, reca la nota dei Progressisti, “non si tratta di vincere una competizione sportiva si tratta di salvare la Sardegna da un altro quinquennio di disastri, di improduttività amministrativa, di burocratismi soffocanti, di blocco della spesa pubblica, di degenerate pratiche clientelari”.

Si andrà, quindi, compatti al prossimo appuntamento elettorale. Cosa ne sarà di Renato Soru allora? Come scaricare il progetto della “Rivoluzione Gentile?”: “Sono possibili iniziative concordate e/o unilaterali che possano favorire la riunificazione, fondata sul doveroso ed esplicito rispetto di ognuna delle diverse componenti. Pertanto – prosegue la nota – l’Assemblea impegna il Partito, il proprio Presidente e i propri dirigenti a percorrere la strada dell’unificazione dello schieramento democratico, a promuovere e partecipare a incontri finalizzati alla riunificazione, rendendosi disponibili ad ogni iniziativa che formalmente e sostanzialmente raggiunga l’obiettivo di moltiplicare le forze per un radicale cambiamento del Governo della Sardegna”.

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Una nota, infine, che lascia il tempo che trova, specialmente con riferimento ai giovani e alle politiche giovanili che, come ricordato sopra, non sono mai stati sostanzialmente nei radar dei Progressisti che oggi parlano di necessità di “garantire ai nostri giovani percorsi virtuosi di istruzione, formazione e lavoro”. L’unica cosa che si è stati capaci di fare nelle uniche due esperienze di Governo progressista nella Città di Cagliari, però, è stata esclusivamente la riconferma di un centro giovani inefficace. Dato, quest’ultimo da tempo di pubblico dominio.

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