Giovani sempre più a lungo in famiglia: in Italia si lascia casa a 30,2 anni
Nel 2025 i giovani europei hanno lasciato il nido familiare in media a 26,3 anni, un dato in leggero aumento rispetto ai 26,2 anni registrati nel 2024. Si tratta di un valore che, dal 2002, si è mantenuto costantemente vicino alla soglia dei 26 anni, segno di una tendenza consolidata nel tempo più che di un fenomeno recente.
I dati diffusi da Eurostat mostrano tuttavia forti differenze tra i Paesi membri dell’Unione europea. Sul fronte opposto, i valori più bassi si registrano invece in Finlandia (21,4 anni), Danimarca (21,8) ed Estonia e Lituania (22,7 anni ciascuna).
A guidare la classifica dei Paesi in cui si resta più a lungo in famiglia è la Croazia, con un’età media di 31,5 anni, seguita da Grecia e Slovacchia (30,9 anni entrambe) e da Spagna e Italia, appaiate a 30,2 anni.
Il rapporto Eurostat mette in luce anche una correlazione significativa tra l’età di uscita da casa e il tasso di occupazione giovanile. Nel 2025 il tasso di occupazione nella fascia 20-29 anni si è attestato al 65,5% a livello europeo.
Nella maggior parte dei Paesi in cui i giovani lasciano la famiglia d’origine prima della media UE, il tasso di occupazione risulta superiore alla media comunitaria. È il caso, ad esempio, di Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Svezia, dove un’uscita più precoce da casa si accompagna a un mercato del lavoro giovanile più solido.
Al contrario, nei Paesi dove l’indipendenza abitativa arriva più tardi , Grecia, Croazia, Spagna e Italia, il tasso di occupazione giovanile si colloca sotto la media europea, suggerendo un legame diretto tra precarietà occupazionale e permanenza prolungata nella casa dei genitori.
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