Giovani agricoltori e credito: Coldiretti porta il caso italiano in Europa
Il credito è la vera barriera d’ingresso per chi vuole fare impresa in agricoltura. Lo sa bene Giovani Impresa Coldiretti, che ha portato questa battaglia direttamente a Bruxelles, partecipando al roundtable europeo “Access to finance for young farmers”, promosso dalla Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea insieme alla Banca europea per gli investimenti e al programma fi-compass.
Al tavolo, al quale hanno preso parte, tra gli altri, il Commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen e i vertici della BEI, sono state illustrate le criticità che frenano l’accesso al credito per le nuove generazioni di imprenditori agricoli e avanzato proposte concrete.
Il nodo: criteri di rischio inadeguati al settore.
Il problema centrale, secondo Coldiretti, è strutturale. I criteri con cui banche e istituti finanziari valutano il rischio di credito sono pensati per realtà imprenditoriali consolidate, e mal si adattano alle specificità di chi vuole avviare un’impresa agricola: stagionalità dei ricavi, lunghi tempi di ritorno sugli investimenti, elevata dipendenza da fattori esterni come il clima e i mercati delle materie prime.
“L’accesso al credito rappresenta una condizione decisiva per continuare a rendere attrattivo il settore agroalimentare e consentire ai giovani di avviare e sviluppare un’impresa”, ha dichiarato Parisi, sottolineando come strumenti quali i prestiti di liquidità con anni di preammortamento siano indispensabili per sostenere il ricambio generazionale e rafforzare la competitività del sistema agricolo europeo.
Le proposte sul tavolo.
Nel corso del confronto sono stati affrontati i principali nodi del dossier: dai fabbisogni di investimento alla domanda di finanziamento, dagli strumenti disponibili alla gestione del rischio. Giovani Impresa ha chiesto con forza l’adozione di criteri di valutazione più flessibili e la previsione di periodi di preammortamento adeguati, che consentano ai giovani imprenditori di investire senza essere schiacciati dalla restituzione del debito nelle fasi iniziali dell’attività.
“Siamo impegnati in un lavoro di ascolto, confronto e proposta con le istituzioni per favorire strumenti di prestito basati su criteri di valutazione del rischio più flessibili”, ha concluso Parisi, richiamando anche le difficoltà del contesto geopolitico attuale, che pesa in modo particolare sulle scelte di investimento delle nuove generazioni.
