15 Marzo 2026
Erasmus+Europa

Erasmus+ Gioventù, anche il Parlamento europeo accende i riflettori su trasparenza e bias

Dopo anni di segnalazioni da parte di operatori del settore, anche il Parlamento europeo inizia a interrogarsi apertamente sulle criticità del programma Erasmus+ Gioventù. In una interrogazione presentata dagli eurodeputati Diana Iovanovici Şoşoacă e Fernand Kartheiser, all’Eurocamera è finito al centro del dibattito, come più volte evidenziato da Sardegnagol, il tema della crescente mancanza di trasparenza e dei possibili bias nei processi di valutazione dei progetti da parte dei valutatori (in house ed esterni) all’interno delle varie Agenzie Nazionali per i Giovani.

Accesso limitato e valutazioni opache.

L’interrogazione punta il dito contro diversi aspetti del sistema di selezione: l’assenza di accesso strutturato alla documentazione dei progetti approvati e respinti, la percezione di rigetti arbitrari nonostante il rispetto delle linee guida e dei feedback ricevuti, nonché l’opacità nei meccanismi di reclutamento dei valutatori. In Italia, per esempio, la sezione amministrazione trasparente non presenta tutti i CV degli operatori coinvolti nelle selezioni dei progetti.

Secondo i firmatari, tali criticità minerebbero la fiducia dei potenziali beneficiari, limitando la possibilità di apprendere dagli errori e di migliorare la qualità delle proposte future. Un tema, questo, che Sardegnagol ha sollevato in più occasioni, denunciando l’assenza di strumenti realmente efficaci di controllo, revisione delle decisioni e contraddittorietà dei valutatori nella valutazioni dei progetti.

Intelligenza artificiale e rischio bias.

Tra i punti più delicati, sostengono gli eurodeputati, figura anche l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nel processo di valutazione, descritto come poco chiaro nelle modalità e nelle garanzie. L’interrogazione, in merito, ha chiesto esplicitamente alla Commissione Ue di confermare se l’IA venga impiegata per rafforzare il giudizio umano o se, al contrario, rischi di amplificare eventuali distorsioni.

La risposta della Commissione von der Leyen.

Oggi la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, a nome della Commissione europea, ha difeso l’impianto attuale del programma, sostenendo che “i meccanismi di ricorso sono già previsti nei bandi e nella guida del programma e che ogni decisione di rigetto deve essere debitamente motivata sulla base dei criteri stabiliti”.

Una guida del programma — comune a tutti i Paesi aderenti a Erasmus+ — che, andrebbe però ricordato all’esponente dell’Esecutivo europeo, viene interpretata in modo diverso dalle Agenzie nazionali, generando incongruenze e potenziali discriminazioni.

Accade, ad esempio, che per una small-scale partnership nel settore Gioventù valutata in Italia l’essere un’organizzazione newcomer venga considerato un elemento di forza, mentre per l’Agenzia nazionale croata (AMPEU) rappresenta un fattore di debolezza, influenzando il punteggio della valutazione.

Eppure, sostiene la Mînzatu, il sistema funziona correttamente.

Sul tema dei conflitti di interesse, sollevato dai due eurodeputati del gruppo dei Non Iscritti, la Commissione ha richiamato le disposizioni del Regolamento finanziario dell’UE: “Le commissioni di valutazione devono essere composte da almeno tre membri e non trovarsi in situazioni di conflitto di interesse. I valutatori, anche esterni, sono vincolati da obblighi contrattuali e da codici di condotta»”

Resta però aperta la questione della mancanza di informazioni — assenti anche nelle schede di valutazione inviate ai proponenti — relative ai nominativi e ai curricula dei valutatori delle Agenzie nazionali per i Giovani. Un aspetto tutt’altro che secondario quando si parla di trasparenza e di prevenzione dei conflitti di interesse.

Quanto all’uso dell’intelligenza artificiale nella valutazione delle proposte, tema sollevato dai firmatari dell’interrogazione, Mînzatu ha dichiarato che essa può essere “utilizzata solo come strumento di supporto” e che “la responsabilità finale delle valutazioni e dei punteggi resta in capo agli esperti”.

Un’affermazione che solleva più di un interrogativo sul piano logico e operativo. L’impiego dell’IA nei processi valutativi, infatti, può incidere sull’esito delle analisi, influenzando criteri interpretativi e i punteggi, con il rischio di amplificare discriminazioni e bias preesistenti tra i valutatori. Senza contare il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni” generate dai sistemi di intelligenza artificiale, che possono produrre contenuti inesatti o fuorvianti.

In tale contesto, già segnato da dubbi sulla trasparenza, l’assenza di chiarimenti puntuali sulle modalità concrete di utilizzo dell’IA non contribuisce a rafforzare la fiducia nel programma. E se in Europa cresce un sentimento di scetticismo verso l’Erasmus+ Gioventù, nessuno dovrebbe sorprendersi.

Un dibattito ormai aperto.

E mentre la Commissione von der Leyen respinge l’idea dei rigetti arbitrari in ambito Erasmus+ Giovani, il fatto stesso che il tema sia arrivato formalmente all’attenzione dell’Eurocamera segna un passaggio politico rilevante. Le criticità evidenziate da operatori e osservatori indipendenti – tra cui Sardegnagol – iniziano ora a trovare spazio nel confronto istituzionale a Bruxelles.

La questione non riguarda solo la gestione amministrativa di un programma europeo, ma la credibilità di uno degli strumenti simbolo delle politiche UE per i giovani. Trasparenza, accesso agli atti, uniformità delle procedure e controllo sull’uso dell’AI diventano così nodi centrali per il futuro di Erasmus+ Gioventù.

Un programma diventato, in larga misura, più uno strumento di finanziamento del “turismo dei giovani europei non vulnerabili” che una buona pratica capace di sostenere realmente l’inclusione dei giovani con minori opportunità e la realizzazione di progetti ad alto impatto sociale.

foto National Erasmus+ Office Israel