Ungheria, Serbia e Slovacchia fanno fronte comune contro l’Ucraina
Ungheria, Serbia e Slovacchia intendono rafforzare il coordinamento energetico per contrastare quello che definiscono un tentativo di “ricatto politico” da parte dell’Ucraina. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, al termine di un incontro con la ministra serba delle Miniere e dell’Energia, Dubravka Đedović Handanović.
Secondo Szijjártó, l’acquisizione della quota di controllo della compagnia petrolifera serba NIS da parte della società ungherese MOL – attualmente detenuta dal gruppo russo Gazprom Neft – consentirà ai tre Paesi senza sbocco sul mare di coordinare i rispettivi mercati petroliferi. “Una volta completata l’operazione, i mercati di Slovacchia, Ungheria e Serbia funzioneranno in modo integrato, rendendoci più resistenti al ricatto politico dell’Ucraina”, ha affermato il ministro, assicurando il pieno sostegno del governo ungherese a MOL.
L’operazione si inserisce in un contesto di pressioni internazionali: nel 2025 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha inserito NIS nella lista delle sanzioni insieme al suo azionista di maggioranza Gazprom Neft. La cessione dell’asset russo richiede pertanto l’autorizzazione delle autorità americane.
Nel corso dell’incontro, i due ministri hanno inoltre concordato di accelerare i lavori preparatori per la costruzione di un nuovo oleodotto tra Ungheria e Serbia. La futura infrastruttura, nelle intenzioni delle parti, dovrebbe rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e potrebbe essere utilizzata per il transito di petrolio russo verso la Serbia attraverso l’Ungheria, collegandosi all’oleodotto Druzhba.
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