Eccidio nazista di Cibeno, David Sassoli: “Costruire un nuovo umanesimo europeo”.

Ieri, insieme alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio nazista di Cibeno, una frazione – oggi quartiere – di Carpi, in cui morirono 67 persone già recluse nel Campo di Fossoli.

“Il mio pellegrinaggio – spiega Sassoli – oggi qui ha un solo motivo ricordare che non basta credere di essere al riparo. Voglio ribadire che l’orrore che ci travolse nasceva dentro grandi culture democratiche, liberali, progressiste anche, in un tempo di grandi invenzioni tecnologiche, di scoperte, di artisti, letterati e filosofi cosmopoliti e pieni di ingegno, ma tutti, tutti, incapaci di fiutare per tempo il pericolo del fascismo e del nazismo.”

Una visita non casuale, alla luce del crescente clima di intolleranza al quale l’UE è chiamata quotidianamente a rispondere: “Quando diciamo di salvare i migranti ci dicono che stiamo facendo il gioco degli scafisti, oppure che la magistratura indipendente o il giornalismo sono espressioni di disordine, oppure che è meglio non agitare il buon senso quando difendiamo la dignità di persone che vogliono amarsi”.

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“Giuseppe Dossetti – ricorda Sassoli – scrisse che la coscienza storica da sola non basta. La nostra coscienza deve essere ‘vigile’, capace cioè di ‘opporsi a ogni inizio di sistema di male, finché ci sia tempo’. Ecco perché non possiamo permetterci di sottovalutare le manifestazioni di odio, violenza, discriminazioni che si manifestano nello spazio europeo”.

Ursula von der Leyen, David Sassoli, foto Piero Cruciatti European Union, 2021 Copyright. Source: EC - Audiovisual Service
Ursula von der Leyen, David Sassoli, foto Piero Cruciatti European Union, 2021 Copyright. Source: EC – Audiovisual Service

Il Presidente ha proseguito concentrandosi su ciò che l’Europa ha fatto per proteggere i valori fondamentali e sul perché i regimi autoritari prendono sempre più di mira l’Europa:

“Bene che il dibattito sulla ripresa, sulla ricostruzione delle nostre economie, corra di pari passo con quello che riguarda la difesa dello Stato di diritto, dei nostri valori fondamentali, delle libertà che devono essere garantite ai nostri cittadini. Mai il dibattito, la denuncia e il richiamo verso fenomeni degenerativi presenti in alcuni Stati europei era stato così attento e ci vede pronti con nuovi e inediti meccanismi sanzionatori”. Chiaro riferimento alla condotta liberticida del Governo ungherese e polacco.

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“La pandemia ha colpito e ha fermato l’Europa e il mondo. Questa volta però l’Europa non è stata passiva come avvenne in occasione della grave crisi finanziaria di dieci anni or sono. Questa volta l’Europa è stata capace di compiere un balzo in avanti. Non una risposta ordinaria, ma un cambio di paradigma. Che prelude – così vogliamo pensare – a una Europa più giusta e più forte nella dimensione globale”.

“Per questo non tolleriamo che nello spazio europeo vi siano Paesi in cui la magistratura o il giornalismo vengano umiliati nella loro funzione, in cui un vento antisemita costringa famiglie ebree europee a trasferirsi in Nord America o in Canada, in cui gli immigrati e i rifugiati vengano considerati uno scarto, in cui le donne siano sottopagate, in cui leggi nazionali producano discriminazioni, in cui si sostenga che territori europei vengono dichiarati “LGTBI free zone”. In Europa i diritti di ogni persona sono diritti di tutti”.

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Infine, il Presidente Sassoli ha spiegato perché l’Europa deve continuare a svilupparsi: “L’Europa è una costruzione sempre in divenire. E non dovrà mai fermarsi. È un cantiere che non smette mai di operare, o se si vuole, è una cattedrale la cui officina richiede l’impegno di successive generazioni”.

Uno sviluppo che non può che passare per l’allargamento dell’UE ai Paesi dei Balcani Occidentali: “Per questo motivo siamo così determinati ad imprimere velocità al processo di adesione dei Balcani Occidentali, e a mantenere le promesse fatte dall’Europa per una riconciliazione dello spazio politico con lo spazio geografico. Non vogliamo che la delusione di Albania e Macedonia del Nord prevalga e il loro sguardo si rivolga altrove. E lo stesso vale per tutti quei paesi che sentono ancora forte il desiderio di far parte della nostra famiglia”.