5 Settembre 2026
Europa

Dazi, l’Europarlamento verso lo stop all’intesa con Washington.

Un nuovo segnale di gelo nei rapporti transatlantici arriva dall’Europarlamento. Il presidente della commissione Commercio internazionale, Bernd Lange, relatore dell’intesa Ue-Usa sui dazi, ha annunciato che proporrà nella prossima seduta la sospensione dei lavori legislativi sull’accordo.

“Domani proporrò al team negoziale del Parlamento europeo di sospendere i lavori fino a quando non avremo una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti”, ha scritto su X. Secondo Lange, “nessuno riesce più a capirci qualcosa: solo domande aperte e crescente incertezza per l’Ue e per gli altri partner commerciali degli Stati Uniti”. Le condizioni dell’accordo di Turnberry, ha aggiunto, “e la base giuridica su cui è stato costruito sono cambiate”.

Parole che certificano una frattura sempre più evidente dato che operare in stretta collaborazione con Washington, sul piano economico e su quello militare, appare oggi una scelta carica di incognite per l’Unione europea.

Sul fronte commerciale, la partita dei dazi dimostra quanto fragile sia l’equilibrio. Gli impegni presi cambiano, le condizioni vengono rimesse in discussione da una leadership americana irrazionale e irresponsabile, mentre l’Ue (e i suoi 27 Paesi) non hanno gli attributi per rispondere con determinazione all’alleato (si fa per dire) della Casa Bianca, più interessato a esercitare con disinvoltura pressioni unilaterali.

Ma è sul piano strategico che le crepe risultano ancora più profonde. I diktat americani sulla Groenlandia – territorio autonomo del Regno di Danimarca e quindi parte integrante dello spazio europeo – e i ripetuti ordini sull’aumento delle spese militari e sull’approvvigionamento di armamenti statunitensi da parte dei partner Ue raccontano un rapporto sempre meno paritario. Più che alleati, clienti vincolati.

Il caso dell’accordo di Turnberry sui dazi diventa così emblematico di una relazione sbilanciata, nella quale Bruxelles rincorre e Washington decide. La richiesta di sospensione avanzata da Lange è un segnale politico chiaro: senza garanzie giuridiche solide e senza impegni trasparenti, l’Unione non può continuare a legarsi mani e piedi a un partner inaffidabile capace solo di cambiare le regole in corsa.

Nel pieno delle tensioni globali, la questione non è solo commerciale. È strategica. E sempre più, a Bruxelles, cresce la consapevolezza che affidarsi in modo acritico agli Stati Uniti – tra dazi variabili e pressioni militari – non sia più una scelta priva di costi, né economici né politici.

foto Fred Guerdin European Union, 2025