Damasco, lo YPG annuncia lo scioglimento: da organizzazione terroristica a partner istituzionale con la benedizione di Washington
Il gruppo YPG (coinvolto in passato in azioni di pulizia etnica, utilizzo di soldati minorenni e scudi umani) ha annunciato lo scioglimento di tutte le strutture militari e civili ad essa collegate. Ad ufficializzarlo, nel Palazzo del Popolo a Damasco, è stato uno dei leader dell’organizzazione, Ferhat Abdi Sahin, meglio noto con lo pseudonimo di battaglia Mazloum Abdi.
“A seguito dell’accordo raggiunto con il presidente Ahmed al-Sharaa, e con il completamento del processo di integrazione delle nostre forze nelle brigate dell’esercito siriano, annunciamo oggi, con grande senso di responsabilità, il nostro scioglimento come forza militare indipendente”, ha dichiarato Sahin davanti ai giornalisti.
Una dissoluzione che arriva in attuazione dell’intesa siglata lo scorso 29 gennaio tra l’amministrazione siriana e il gruppo, che prevedeva un cessate il fuoco e un graduale assorbimento della struttura curda nelle istituzioni statali.
Washington applaude: “Nasce una Siria unita”.
Ad accogliere con entusiasmo la notizia è stato l’inviato speciale statunitense per la Siria, Tom Barrack, che ha definito la mossa “assolutamente storica”. Sulla piattaforma X, Barrack ha collegato l’evento al più ampio “piano per il Medio Oriente” promosso dal presidente Donald Trump, sostenendo che l’iniziativa dimostri come “un partner fedele” stia entrando “in un quadro nazionale” e come stia prendendo forma “una Siria unita per tutti”.
L’inviato americano ha attribuito alla leadership di Trump il merito di aver reso possibile un’integrazione “ordinata” delle ex Forze Democratiche Siriane nelle istituzioni statali, parlando di una trasformazione delle “vecchie divisioni” in una “partnership duratura”. Barrack si è spinto oltre, elogiando il riconoscimento della lingua curda nell’istruzione e l’assegnazione di ruoli sostanziali nel governo siriano agli stessi Mazloum Abdi e Ilham Ahmed, presentati come un doveroso tributo alla “leadership”, ai “sacrifici” e al “contributo costruttivo alla stabilità regionale” offerto dai “partner curdi”. Per l’inviato Usa non ci sarebbero né vinti né vincitori, ma solo un accordo diplomatico teso a rafforzare la sovranità siriana, riassunto nello slogan “un esercito, un governo, uno Stato”.
La normalizzazione di ieri come “partner” di oggi.
Al netto della cornice diplomatica, l’operazione racconta un capovolgimento di narrazione tutt’altro che scontato. Lo YPG viene ora descritto da Washington come un “partner fedele” e un attore che ha “contribuito costruttivamente alla stabilità regionale”, con tanto di riconoscimento di ruoli di governo per i suoi ex comandanti. Un linguaggio che stride con decenni di designazioni ufficiali americane ed europee, e che segnala come l’amministrazione Trump – dopo aver puntellato per anni la presenza dello YPG in Siria in funzione anti-Daesh – stia ora accompagnandone la trasformazione in soggetto politico legittimato, sotto l’egida dello stesso governo di Damasco con cui Washington intrattiene rapporti crescenti.
foto Dianne Ket da Pixabay.com
