Comitato delle Regioni, via libera al parere su Erasmus+. Pella: “Servono più risorse”.
La Commissione Sedec del Comitato europeo delle Regioni ha approvato il parere sul futuro del programma Erasmus+, di cui è stato relatore unico per i 27 Paesi Ue Roberto Pella, vicepresidente Anci con deleghe a politiche giovanili, sport, salute e aree interne e sindaco di Valdengo.
“l’Erasmus+ non è solo un programma di mobilità, istruzione e sport: è una delle più importanti storie di successo dell’Europa e rappresenta un pilastro della nostra identità comune”, ha sottolineato Pella presentando il documento. “Se vogliamo un’Unione più competitiva, coesa e vicina ai giovani, per il periodo 2028-2034 dobbiamo avere l’ambizione di investire risorse aggiuntive rispetto ai 40 miliardi già stanziati e consentire a tutti i ragazzi dei 100 mila Comuni europei e delle regioni Ue di accedere alle opportunità del Programma”.
Il parere, che sarà sottoposto al voto della plenaria del Comitato delle Regioni il 6 e 7 maggio, indica alcune priorità per il futuro di Erasmus+. Non solo un incremento dei fondi, ma anche regole più flessibili, procedure semplificate e percorsi realmente accessibili, in particolare per gli enti di piccole dimensioni. Fondamentale, inoltre, il dialogo con il sistema produttivo e industriale per contrastare il fenomeno dei Neet. Un legame mai valorizzato dal programma, divenuto nel tempo più uno strumento di soft power e di sostegno alla mediocrità in Ue che a una buona pratica.
Tra le richieste contenute nel documento figurano un sostegno concreto ai Comuni svantaggiati attraverso il rafforzamento delle capacità amministrative, una dimensione sportiva più incisiva con finanziamenti dedicati allo sport di base, un’attuazione maggiormente decentrata che valorizzi il ruolo di enti locali e Regioni e una nuova campagna di informazione per ampliare la platea dei beneficiari.
Nessun accenno, quasi a voler restare lontani dai problemi che ruotano attorno al programma Erasmus+, alla crescente competizione alimentata dalle scarse risorse disponibili che, di fatto, continua a premiare le organizzazioni strutturate e con progettatori professionisti, allontanando il programma e le sue risorse da chi realmente ha bisogno, ovvero le piccole realtà poco strutturate. Assenza rilevabile anche in materia di trasparenza e di contrasto al bias e alla discriminazione, ormai endemica all’interno delle agenzie nazionali per la gioventù, che impedisce a proposte critiche e di impatto di poter essere finanziate e sostenute dall’Unione europea. Entità, è sotto gli occhi di tutti, che non può investire sul pensiero critico e l’inclusione sostanziale.
Insomma, il sistema va bene così: sì alle flipchart, sì agli infoday e alle dichiarazioni retoriche e autocelebrative.
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