Cene e conferenze sponsorizzate a Bruxelles: la Commissione Ue (non) ammette il vuoto normativo sulla trasparenza
Un’interrogazione parlamentare porta alla luce un tema delicato per la credibilità delle istituzioni europee, evidenziandone le “solite incongruenze”: l’accesso diretto di aziende e associazioni di categoria a commissari, funzionari e dirigenti generali della Commissione attraverso eventi mediatici sponsorizzati , cene, tavole rotonde, conferenze, che secondo un’inchiesta di Euractiv sfuggirebbero, almeno in parte, alle regole di trasparenza dell’Unione.
A sollevare la questione è stato l’eurodeputato francese del gruppo dei Patrioti per l’Europa, Jean-Paul Garraud. Secondo i dati dell’indagine citati dall’esponente dei Patrioti, tra il 2019 e il 2025 si sarebbero tenuti 1.102 eventi mediatici organizzati da testate specializzate a Bruxelles, finanziati attraverso pacchetti di sponsorizzazione dal costo fino a 85.000 euro, che avrebbero garantito agli sponsor , spesso lobbisti e rappresentanti di interessi , posti a tavola pensati per favorire il contatto diretto con i decisori europei su dossier sensibili.
Il nodo sollevato dall’eurodeputato riguarda il registro per la trasparenza dell’Unione europea, che disciplina riunioni, conferenze ed eventi finalizzati a influenzare il processo decisionale comunitario, ma che , secondo quanto emerge dall’interrogazione , esclude gli incontri informali o di carattere privato/sociale. Una zona grigia in cui, potenzialmente, potrebbero rientrare proprio le cene e i tavoli sponsorizzati descritti dall’inchiesta.
Quindi, nell’Ue dell’opacità e della scarsa trasparenza, un evento mediatico sponsorizzato che organizza o facilita un accesso mirato ai decisori europei, in particolare ai commissari, non è considerato un’attività di lobbying da dichiarare. Premesse che giustificano la richiesta dell’eurodeputato francese che ha chiesto alla Commissione Ue di riferire su quanti commissari, membri del loro staff o direttori generali abbiano partecipato a eventi di questo tipo dal 2019 a oggi, e se i dettagli di questi incontri siano stati resi pubblici.
La risposta di von der Leyen: “Trasparenza sì, ma non per gli eventi pubblici”.
A rispondere è stata direttamente la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Nella sua nota, “la Commissione conferma che organizzare conferenze, eventi o campagne di comunicazione con l’obiettivo di influenzare la formulazione o l’attuazione di politiche e normative europee rientra nelle attività di rappresentanza di interessi disciplinate dall’Accordo interistituzionale sul registro per la trasparenza, e che i soggetti iscritti al registro sono tenuti a dichiarare tali attività, comprese le informazioni finanziarie relative a eventuali sponsorizzazioni ricevute o erogate”.
“La Commissione ricorda inoltre di pubblicare informazioni e verbali di tutti gli incontri tra i membri del collegio, i loro gabinetti o il personale dirigenziale e i rappresentanti di interessi, in base alle decisioni (UE) 2024/3081 e 2024/3082”.
Ma è qui che emerge il punto più delicato della risposta: queste regole di pubblicazione non si applicano alla partecipazione di commissari, membri dei gabinetti o dirigenti a eventi pubblici, comprese conferenze o eventi mediatici sponsorizzati aperti al pubblico , sulla base del ragionamento che le informazioni su questi eventi sarebbero “già di dominio pubblico”. Solo per gli incontri a porte chiuse, o per quelli tenuti a margine di eventi pubblici con singoli rappresentanti di interessi, scatta l’obbligo di pubblicazione.
Il punto debole: la differenza tra “pubblico” e “trasparente”.
È proprio questa distinzione a lasciare aperta la domanda posta dall’interrogazione. Il fatto che un evento sia formalmente “pubblico” , nel senso che chiunque, in teoria, potrebbe parteciparvi pagando la sponsorizzazione o il biglietto , non significa che sia altrettanto trasparente nella sostanza: un tavolo sponsorizzato da un’azienda o un’associazione di categoria, che garantisce l’accesso diretto e privilegiato a un commissario per discutere di dossier specifici, produce un’interazione di fatto assimilabile a un incontro di lobbying, anche se non avviene “a porte chiuse” in senso stretto. La Commissione, nella sua risposta, non fornisce dunque i numeri richiesti dall’eurodeputato , quanti commissari o dirigenti abbiano partecipato a questi eventi dal 2019 e non annuncia alcuna modifica normativa per colmare la lacuna segnalata, limitandosi a ribadire il quadro regolatorio esistente. Insomma, la solita risposta “tanto per non dire nulla”, cara alla retorica dell’Esecutivo europeo.
Il risultato è che, mentre le regole di trasparenza dell’Unione europea vengono spesso presentate come un modello di rigore rispetto ad altri sistemi istituzionali, casi come questo mostrano come esista ancora un margine ampio , quello degli eventi “pubblici” ma sponsorizzati , in cui l’accesso privilegiato ai decisori europei può avvenire senza lasciare traccia ufficiale, al di fuori del perimetro coperto dal registro per la trasparenza.
Anche questa è Unione europea!
foto Mediamodifier da Pixabay.com
