Care leavers, le buone pratiche sarde per i minorenni che non vivono con i propri parenti.

Sulle opportunità, le diseguaglianze, i rischi e le prospettive dei Care leavers – i giovani che, per varie motivazioni e per effetto di un provvedimento giudiziario, non vivono con i propri parenti – si è incentrato l’incontro-dibattito promosso dall’ordine degli assistenti sociali della Sardegna.

Un’occasione, ricordano i promotori, per presentare le buone pratiche realizzate nell’isola, a partire da “Prendere il volo”, programma che da sedici anni rappresenta il pilastro normativo dei progetti di sostegno ai giovani in uscita dai cosiddetti contesti protetti in Italia. Un problema che ogni anno riguarda da vicino circa tremila giovani in Italia e che comporta una serie di difficoltà per quanti escono improvvisamente dai percorsi di accoglienza, senza dunque poter contare su azioni e interventi mirati e finalizzati ad un’uscita graduale e senza traumi dalle comunità o dalle famiglie affidatarie.

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Ed è proprio sulle tracce del programma regionale, varato nella legislatura del governo Soru, che ha preso le mosse la sperimentazione in Italia. Buone pratiche, per certi versi, riassunte nel volume “Care Leavers – Giovani, partecipazione e autonomia nel leaving care italiano” presentato nel corso dell’incontro.

Simposio, ancora, impreziosito dalla condivisione dell’esperienza diretta e senza filtri, dei care leavers Chiara ed Eddy.

L’ascolto dei giovani care leavers e il loro coinvolgimento nei progetti e nei programmi a loro dedicati è stata invece la raccomandazione finale della procuratrice del tribunale dei minorenni di Cagliari, Anna Cau.