Analfabetismo nell’era digitale. Le misure dell’UE.

Sebbene sia vero che l’UE ha bassi tassi di analfabetismo digitale, in un periodo di transizione in cui l’uso della tecnologia diventerà sempre più necessario, bisogna garantire che la piccola percentuale di cittadini al momento privi di competenze digitali non restino indietro. Una criticità che, se non risolta, potrebbe produrre l’ennesima condizione di esclusione sociale per tanti cittadini e cittadine in Europa.

Da qui la richiesta dell’eurodeputato del PPE, Loucas Fourlas, alla Commissione europea per conoscere le misure previste per il contrasto dell’analfabetismo digitale.

Come ricordato dalla commissaria Iliana Ivanova la Commissione ha da tempo avviato il suo programma politico per il decennio digitale che fissa un obiettivo di cittadini Ue con livelli digitali di base pari all’80% entro il 2030, contro l’attuale 56%. Iniziativa che fa il palio con lo Spazio europeo dell’istruzione che, come ricordato dall’esponente della Commissione von der Leyen “mira a ridurre a un livello inferiore la quota degli alunni di terza media con scarsi risultati in termini di alfabetizzazione informatica e informatica” e, ancora con il piano d’azione per l’istruzione digitale.

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Priorità tenuta in grande considerazione anche dal Consiglio, autore della raccomandazione sul miglioramento dell’offerta di competenze digitali che invita gli Stati membri a definire o rivedere le norme nazionali per la diffusione delle competenze digitali.

Un problema che si spera di risolvere anche attraverso le risorse del dispositivo per la ripresa e la resilienza (circa 25,7 miliardi di euro), del Fondo sociale europeo Plus (2 miliardi di euro) e del programma Erasmus+ (743,9 milioni d euro).

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