27 Ottobre 2026
Politica

Liste d’attesa, Corte dei conti: “Soldi stanziati, ma il problema è strutturale”

Miliardi stanziati, norme a getto continuo, una piattaforma nazionale appena avviata: eppure le liste d’attesa restano un problema strutturale della sanità italiana. È il quadro che emerge dalla relazione sull’attuazione delle misure per ridurle, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti .

La pandemia, osservano i magistrati contabili, ha aggravato sì una situazione già esistente, accumulando prestazioni non erogate. Ma le radici sono più profonde e riguardano organizzazione, gestione e programmazione del Servizio sanitario nazionale: problemi già emersi nella precedente indagine sul periodo Covid e mai davvero risolti. E, come ricorda anche il caso della Medicina territoriale in Sardegna, è anche una questione di classe dirigente incapace e senza visione.

I soldi ci sono ma la spesa è lenta.

Tra il 2022 e il 2028 lo Stato ha destinato allo scopo 3,71 miliardi di euro. Ma guardando al periodo 2022-2025, a fronte di 1,845 miliardi stanziati ne sono stati spesi 1,580. Per la Corte non è un risultato pienamente soddisfacente: in diversi casi le risorse non si sono tradotte con la rapidità necessaria in un aumento strutturale dell’offerta. Il messaggio politico è netto: il problema non si risolve soltanto aumentando i fondi ma imparando anche a spenderli con tempismo.

Inoltre, si collabora ancora poco tra Stato e Regioni e la classe dirigente si interessa più dell’avvelenamento dei pozzi che alla ricerca di soluzioni. Permangono i divari sul fronte della “maturità digitale” dei sistemi sanitari regionali, sulla qualità dei dati e sull’attrattività dei territori più disagiati.

Nelle sue repliche, ricorda la delibera della Corte dei Conti, l’Agenzia dei servizi sanitari regionali segnala diverse criticità emerse dai primi mesi di funzionamento della piattaforma nazionale per l’abbattimento delle liste d’attesa: l’uso della classe di priorità “P” (programmata) varia enormemente da Regione a Regione, dal 85% in alcune a meno dell’8% in altre; il 20% degli appuntamenti di prima disponibilità proposti dai Cup viene rifiutato dai cittadini, anche a costo di superare i tempi massimi garantiti; ancora, c’è un ritardo tra la prescrizione e il primo contatto con il Cup, che oltre certe soglie può indicare problemi di accessibilità; infine, solo il 50,3% delle prescrizioni per prime visite e il 54,4% di quelle per esami diagnostici si trasforma in una prenotazione registrata.

Mancano i medici più dei fondi.

Una delle cause principali della situazione, secondo la Corte, è la carenza di personale sanitario e la difficoltà di reclutare specialisti: in molti territori la capacità produttiva è frenata non dalla mancanza di risorse economiche, ma dall’impossibilità di trovare chi eroga le prestazioni.

Le differenze territoriali nella capacità di programmare e controllare i tempi d’attesa rischiano di tradursi in disparità nell’accesso alle cure, in contrasto con i principi di universalità ed equità del Ssn. Case della Comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali del Pnrr potrebbero alleggerire la pressione su ospedali e specialistica, ma solo se completati e resi operativi nei tempi.

I magistrati contabili hanno quindi raccomandato di accelerare l’attuazione del decreto 73/2024 e l’interoperabilità tra piattaforma nazionale e piattaforme regionali; rafforzare il monitoraggio, con sistemi automatizzati che seguano in continuo tempi d’attesa e uso delle risorse; monitorare le quattro criticità segnalate dall’Agenas in merito alla piattaforma nazionale; programmare in base ai bisogni reali, valorizzando il Modello nazionale di stratificazione della popolazione; completare l’iter per superare il tetto di spesa per il personale; integrare nei Cup regionali tutte le agende, comprese quelle private accreditate e dell’intramoenia; sensibilizzare i medici prescrittori e accelerare le linee guida del nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028, per ridurre l’inappropriatezza prescrittiva.