3 Novembre 2026
Sardegna

Cagliari, giovani e la “Valutazione di Impatto Generazionale”: l’ennesimo annuncio che non regge alla prova dei fatti

Il Consiglio comunale di Cagliari ha approvato all’unanimità un nuovo strumento per “portare i giovani al centro delle scelte”. Ma la storia recente delle politiche giovanili a Palazzo Bacaredda racconta una realtà diversa, fatta di una consulta giovanile costantemente bypassata, il mantenimento di un centro giovani poco conosciuto e organizzazioni leader di settore ignorate.

C’è qualcosa di paradossale (ma prevedibile) nell’annuncio con cui il Comune di Cagliari ha presentato l’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) nei Documenti Unici di Programmazione. Sulla carta, uno strumento innovativo, tra i primi in Italia a livello locale: permetterà – si legge nella nota ufficiale – di classificare le politiche pubbliche come “generazionali”, “potenzialmente generazionali” o “antigenerazionali”, con l’obiettivo dichiarato di “portare stabilmente il punto di vista dei giovani nelle scelte dell’Amministrazione”.

Le dichiarazioni delle consigliere Chiara Cocco e Paola Mura, promotrici della mozione approvata all’unanimità, insistono sulla necessità di “costruire le condizioni per garantire il diritto a tornare e a restare” e di rispondere alle “difficoltà di accesso al lavoro e alla casa” che spingono i giovani sardi fuori dall’Isola. Consigliere, probabilmente, che non hanno mai sentito parlare dei contributi per il fitto-casa – introdotti in modo lungimirante dall’Amministrazione di Emilio Floris – mai prorogati a partire dalla prima consiliatura di Massimo Zedda. I giovani , e la loro inclusione, contano fino a un certo punto per la classe dirigente di Cagliari.

La consulta giovanile: bypassata fin dalla nascita.

Il primo, clamoroso paradosso riguarda la Consulta dei giovani, lo strumento che , sulla carta, dovrebbe essere il canale naturale attraverso cui il punto di vista giovanile arriva alle stanze del potere comunale. Istituita con deliberazione del Consiglio comunale nel 2023, la Consulta ha impiegato oltre un anno solo per raccogliere le adesioni: il bando iniziale, fissato al 3 aprile 2024, è stato prorogato al 10 settembre per assenza di candidature sufficienti .

Ma il dato più significativo arriva dopo: una volta eletti i componenti, l’amministrazione ha lasciato passare quasi tre mesi prima di convocare la prima seduta ufficiale dell’organo. Una tempistica che, più di qualsiasi dichiarazione di intenti, misura il reale peso politico attribuito allo strumento di partecipazione giovanile che oggi, paradossalmente, dovrebbe essere il pilastro naturale della nuova VIG.

Nulla di che dato che successivamente i giovani della consulta non hanno mai potuto dare il proprio contributo e svolgere quell’attività di organo consultivo per la quale era stata costituita.

Un assessorato con delega, ma senza portafoglio.

Il secondo elemento di frizione è ancora più strutturale, pensando all’ultima “nota retorica” dell’amministrazione sull’effort per i giovani del proprio territorio. Il Comune di Cagliari ha , infatti, un assessorato con delega specifica alle politiche giovanili – quello della Pubblica Istruzione – ma la gestione concreta delle risorse destinate ai giovani resta, quasi integralmente, nelle mani dell’Assessorato alle Politiche Sociali. Una circostanza che pone una domanda scomoda: come si può “portare stabilmente il punto di vista dei giovani nelle scelte dell’Amministrazione”, come recita la mozione appena approvata, se l’assessorato titolare della delega non ha voce in capitolo sui fondi che dovrebbero attuarla?

Nessuno, all’interno della maggioranza consiliare, ha finora ritenuto di dover sollevare pubblicamente questa anomalia , un silenzio che stride con l’unanimità appena registrata sulla VIG.

Il centro giovani che (quasi) nessuno conosce.

Sul fronte dei servizi concreti, la situazione non è più incoraggiante. Da oltre vent’anni il Comune bandisce avvisi pubblici per sostenere la gestione del Centro Giovani di Cagliari, con un impegno di spesa stimato attorno ai 600mila euro ogni triennio. Una cifra tutt’altro che simbolica, che però non si è tradotta – attendiamo da anni una replica da parte dell’amministrazione comunale – in un servizio realmente noto e frequentato dalla popolazione giovanile cittadina, né in un progetto capace di rinnovarsi nel tempo. Il rischio, sollevato più volte da osservatori del settore, è quello di uno strumento che finisce per sostenere principalmente i costi di gestione di chi lo eroga, più che generare un impatto misurabile sui destinatari.

Iniziative spot e nessuna strategia di lungo periodo.

A completare il quadro, la tendenza , ricorrente non solo a Cagliari ma nell’intera governance regionale delle politiche giovanili , a privilegiare iniziative episodiche, prive di continuità e di reale valutazione d’impatto, piuttosto che investire in una programmazione strutturale. Il paradosso è ancora più evidente se si considera che, nel territorio comunale, operano organizzazioni con competenze riconosciute a livello locale, nazionale e internazionale nell’ambito delle politiche giovanili . Realtà che, stando a più di una testimonianza critica raccolta negli anni, vengono sistematicamente escluse dai tavoli decisionali e dalla progettazione degli interventi, nonostante il patrimonio di competenze che potrebbero mettere a disposizione dell’ente.

Il problema politico di fondo.

Dietro l’approvazione unanime della VIG resta dunque una domanda di fondo, che nessuna mozione consiliare può da sola risolvere: che senso ha dotarsi di uno strumento tecnico sofisticato per misurare l’impatto delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni, se poi lo strumento di partecipazione giovanile già esistente , la Consulta , viene sistematicamente bypassato nella prassi quotidiana dell’amministrazione? E che credibilità può avere un impegno dichiarato “per i giovani” se le risorse economiche restano appannaggio di un assessorato diverso da quello che detiene la delega specifica?

La Valutazione di Impatto Generazionale rischia, in altre parole, di aggiungersi alla lunga lista di strumenti annunciati con enfasi istituzionale ma privi di un reale impatto nella pratica amministrativa quotidiana per i giovani del territorio.

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