23 Settembre 2026
Sardegna

AI Act: migliaia di aziende italiane a rischio multe milionarie

Lo scorso 2 agosto è diventato pienamente applicabile l’articolo 50 del Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale, che introduce nuovi e stringenti obblighi di trasparenza per tutte le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di IA capaci di interagire con le persone o di generare contenuti , inclusi deepfake e testi.

La scadenza, arrivata a 24 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento, cade proprio nel pieno delle ferie estive italiane, in un momento in cui molte imprese tendono a rimandare le decisioni strategiche a settembre. Un timing che rischia di trasformarsi in un problema concreto, considerato che le sanzioni previste dall’AI Act possono arrivare fino a 35 milioni di euro, o al 7% del fatturato globale, per l’utilizzo di sistemi vietati, e fino a 15 milioni, o al 3% del fatturato, per le violazioni delle nuove regole sulla trasparenza.

Secondo un recente report internazionale di The Adecco Group, il 45% dei dirigenti prevede di integrare agenti di intelligenza artificiale nei propri flussi di lavoro entro un anno, ma solo il 22% ritiene che la propria organizzazione stia effettivamente sviluppando le competenze digitali necessarie per tenere il passo con questa trasformazione. Ancora più basso il dato su chi ritiene che la leadership aziendale possieda conoscenze sufficienti a comprendere rischi e opportunità dell’IA: appena il 31%.

Il quadro trova conferma anche nei dati italiani. Secondo un’elaborazione di Assolombarda su rilevazioni ISTAT, la quota di imprese italiane con più di 10 addetti che utilizzano l’intelligenza artificiale è passata dall’8,2% nel 2024 al 16,4% nel 2025 . Tra le imprese più piccole, quelle con 10-49 addetti, oltre una su quattro (27,8%) non è però in grado di indicare un ambito specifico di utilizzo dell’IA, segnale di un’adozione ancora sperimentale e poco strutturata. Non stupisce che, tra gli ostacoli indicati dalle aziende stesse, la mancanza di competenze interne risulti il principale, citato dal 58,6% degli intervistati.

“L’AI Act è stato approvato nel 2024 e le prime regole sono diventate applicabili nel 2025, tra cui i divieti per alcune pratiche di IA e il nuovo obbligo di formazione del personale in materia”, spiega l’avvocato Gabriele Franco di Panetta Consulting Group, esperto della normativa e autore del libro “AI Act spiegato semplice”. Secondo Franco, con il 2 agosto si è aperta una fase decisiva, incentrata sulle regole di trasparenza per i sistemi interattivi , chatbot e agenti conversazionali, intelligenza artificiale generativa, deepfake e testi generati o manipolati artificialmente.

Va peraltro ricordato che l’obbligo di formazione del personale in materia di intelligenza artificiale, il cosiddetto principio di “AI literacy” introdotto dal Regolamento, è in vigore dal 2 febbraio 2025: da oltre un anno, dunque, tutte le organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di IA sono tenute a formare i propri dipendenti su questi temi, un obbligo che secondo gli esperti resta ancora largamente disatteso da molte imprese.