Ucraina, Bruxelles stacca un altro assegno da 3,3 miliardi per le armi. L’Ue prosegue sulla strada dell’escalation con Mosca
La Commissione europea ha annunciato oggi l’erogazione di 3,3 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di droni e missili, nell’ambito del Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi complessivi. Si tratta del quarto pagamento del cosiddetto “canale defence” del prestito e porta a circa 15 miliardi di euro il totale versato da Bruxelles a Kiev nel solo 2026, tra sostegno militare e aiuti di bilancio.
“Oggi erogheremo 3,3 miliardi di euro per l’acquisto di droni e missili nell’ambito del Prestito di sostegno all’Ucraina. L’Europa continuerà a fornire il sostegno di cui l’Ucraina ha bisogno per difendere il suo popolo e il suo territorio”, ha dichiarato la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Sulla stessa linea il Commissario per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius: “L’Europa è al fianco dell’Ucraina nella sua difesa contro la guerra di aggressione illegale della Russia. Questo nuovo pagamento fornirà capacità di difesa fondamentali, tra cui droni e missili”.
Il piano non si ferma qui: come annunciato dalla stessa von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione e ribadito in una telefonata con il Presidente Zelensky, la Commissione è pronta a utilizzare i fondi residui dello strumento Security Action for Europe per lanciare un nuovo programma congiunto Ue-Ucraina, volto a sviluppare un sistema europeo di difesa aerea e missilistica basato sul sistema anti-balistico Freya. Dal 2022 il sostegno complessivo di Ue e Stati membri a Kiev ha raggiunto 224,5 miliardi di euro.
Le contraddizioni Ue: sanzioni e riarmo procedono insieme.
Il continuo afflusso di fondi e armamenti verso Kiev si inserisce in un quadro che, secondo diversi osservatori e voci critiche, appare sempre più contraddittorio. Da un lato Bruxelles chiede formalmente a Mosca di porre fine al conflitto e mantiene in vigore un pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia; dall’altro continua a rafforzare l’apparato militare ucraino, in una escalation di fondi e materiale bellico che non ha precedenti nella storia recente dell’Unione.
Un contesto che negli ultimi mesi è stato attraversato da episodi controversi. Il volo della Presidente von der Leyen colpito, secondo fonti ufficiali, da un guasto ai sistemi di navigazione GPS attribuito a un presunto disturbo russo, non ha mai trovato una verifica tecnica indipendente e pubblica. Allo stesso modo, le segnalazioni di presunti droni russi avvistati sui cieli di diversi Paesi membri sono state in più occasioni oggetto di dubbi e ricostruzioni contrastanti, senza che siano sempre emerse prove definitive sulla loro origine.
In questo clima, non manca chi sottolinea come alcuni leader europei sembrino orientati più verso una logica di scontro che verso una reale ricerca di una soluzione negoziale con Mosca. Buona parte della leadership Ue, da oltre 4 anni, non sta realmente lavorando per una de-escalation, ma spinge piuttosto in direzione opposta, alimentando le condizioni per un punto di non ritorno nei rapporti con la Russia. Senza contare che l’Ucraina – sempre più confident nei panni di “palla di cannone” o “carne da macello” per interessi altrui – opera orami come una nazione al servizio di interessi geopolitici e industriali di terzi.
foto Fred Marvaux Copyright: © European Union 2026 – Source : EP
