Spiritualità e identità. La processione a mare di Sant’Avendrace.
Si è svolta ieri, nella Laguna di Santa Gilla, la tradizionale processione a mare in onore di Sant’Avendrace, il santo che dà il nome all’antico borgo dei pescatori, oggi popoloso quartiere cagliaritano. Rito di grande suggestione e fra i più sentiti delle celebrazioni annuali dedicate al santo, la processione mantiene vivo il ricordo dei tempi in cui la laguna era il centro della vita degli abitanti del quartiere. Allo stesso tempo, riafferma il legame ancestrale, benché ormai dimenticato, tra Cagliari e Santa Gilla, culla dei primi insediamenti urbani nel VII secolo avanti Cristo e oggi corpo desolatamente estraneo della città.


Nell’attuale Sant’Avendrace nulla più resta, ormai, del vecchio borgo di pescatori. Se ciò, da un lato, è il naturale risultato dello scorrere del tempo, dall’altro è anche conseguenza della ristretta visione della città di svariate generazioni di amministratori. A Cagliari, come è noto, la volontà di salvaguardare l’identità storica dei quartieri quasi mai è andata oltre l’area compresa tra piazza San Domenico e l’Arco di Palabanda.


Nel dopoguerra, la peculiare morfologia del quartiere, collinare e lagunare allo stesso tempo, è stata brutalmente mutilata. L’antico borgo è stato separato dal colle di Tuvixeddu e dalla laguna sulle cui sponde era sorto. Nessun risultato, per dire, hanno prodotto le pressanti richieste di riapertura dello storico passaggio che, attraverso delle scalette, ha per secoli collegato Sant’Avendrace con il colle.

La processione a mare in onore del Santo del quartiere, fortemente voluta dal parroco Don Alessandro Simula e realizzata grazie all’ospitalità del Consorzio Ittico Santa Gilla, rappresenta, in tal senso, un momento prezioso di spiritualità e consapevolezza nel quale, seppure solo per poche ore, l’antico borgo torna a vivere. L’auspicio è che diventi patrimonio condiviso di tutta la città, che a quei luoghi e a quell’ex borgo deve tanto.
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