3 Novembre 2026
Sardegna

Referendum sull’educazione affettiva a scuola, De Stefano: “Non possiamo lasciare indietro le nuove generazioni”

Il via libera della Corte di Cassazione al referendum abrogativo sulla Legge n. 104/2026, che prevede l’obbligo di consenso informato preventivo delle famiglie per le attività di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, riaccende il dibattito. A intervenire è Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, che sottolinea la necessità di non frammentare la formazione dei giovani e di considerare l’alfabetizzazione emotivo-relazionale un pilastro della salute pubblica.

“Il dibattito riacceso dal quesito referendario su affettività e sessualità tocca un nodo cruciale: il modo in cui insegniamo alle nuove generazioni a stare in relazione con se stesse e con gli altri”, dichiara De Stefano. “Parlare di educazione affettiva e sessuale non significa limitarsi alla sfera anatomica o relazionale superficiale, ma lavorare alla radice: non può esserci educazione all’affettività e al consenso senza una solida educazione emotiva. L’intimità, il rispetto reciproco e la gestione dei confini personali nascono dalla capacità di comprendere prima di tutto il proprio mondo interiore”.

Per la fondatrice di Unobravo, la psicologia va inquadrata in un contesto più ampio. “Quando si pensa alla psicologia, molto spesso ci si concentra solo sulla terapia, o comunque sull’incontro con un professionista per risolvere problemi già esistenti e più o meno gravi. In realtà, deve essere inquadrata in un contesto molto più ampio, che include e mette al centro l’educazione e la prevenzione”.

La radice comune della violenza.

“Violenza di genere, bullismo, discriminazioni e dinamiche di sopraffazione hanno una matrice comune: una profonda analfabetizzazione emotiva che affonda le radici fin dall’infanzia”, prosegue De Stefano. “Fornire gli strumenti adeguati fin dall’infanzia è un passaggio fondamentale. Prevenire significa insegnare alle persone, fin da bambini, a riconoscere i propri stati d’animo. Significa sapersi chiedere: “È rabbia quella che provo? E perché la provo?”, per poi imparare a gestirla. Se questi passaggi, all’apparenza banali, non avvengono, il rischio è che la rabbia venga semplicemente “agita”, sfociando potenzialmente in aggressività. Le emozioni non gestite – conclude – sono alla base di numerosi fenomeni quali bullismo, mobbing, discriminazione o violenza di genere”.

foto Holger Langmaier da Pixabay.com