Referendum sulla giustizia, le ragioni del fronte del “no”: “Riforma inutile e rischiosa per l’indipendenza dei giudici”.
Non una riforma a tutela dei cittadini, ma un intervento che rischia di indebolire l’autonomia della magistratura e di rafforzare l’influenza della politica sui tribunali. È questa, in sintesi, la posizione dei sostenitori del “no” al referendum sulla giustizia, che da settimane denunciano quelli che considerano i punti critici del progetto di revisione costituzionale.
Secondo i contrari, l’idea che oggi i giudici siano condizionati dai pubblici ministeri non troverebbe riscontro nella realtà. Le statistiche – sostengono i promotori del comitato per il “NO” – mostrano che in quasi la metà dei processi il giudice decide in modo opposto alle richieste dell’accusa, segno di una effettiva autonomia di valutazione: “ll problema non è la mancanza di indipendenza del giudice, ma semmai l’efficienza del sistema”, si legge nel documento del comitato degli avvocati per il no Manifesto.
Uno dei punti più contestati riguarda la creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Per i promotori del “no” la duplicazione non renderebbe i magistrati più liberi, ma aumenterebbe i costi a carico dei cittadini e, paradossalmente, rafforzerebbe il potere delle procure. Anche il nuovo sistema di sorteggio dei componenti del CSM viene giudicato pericoloso: la parte togata verrebbe estratta a caso, senza alcuna valutazione di competenza, mentre quella laica sarebbe scelta dal Parlamento attraverso liste predeterminate, con un evidente vantaggio per la politica.
Ancora più dura è la critica all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, chiamata a giudicare i magistrati. I contrari la definiscono un “giudice speciale” in contrasto con la Costituzione e sottolineano che le sue decisioni non potrebbero più essere impugnate davanti alla Cassazione, a differenza di quanto accade per tutti gli altri cittadini. “Si crea una giustizia disciplinare meno garantita proprio per chi deve garantire i diritti degli altri”, avvertono.
Nel mirino finisce anche la nuova concezione del pubblico ministero come parte “di parte” fin dalla fase delle indagini. Per il fronte del no, prima del processo il pm dovrebbe mantenere un ruolo imparziale, perché ha il potere di incidere profondamente sulla vita delle persone ben prima di una sentenza. “Una trasformazione in senso accusatorio – sostengono – rischierebbe di alimentare una cultura del sospetto a scapito delle garanzie”.
In conclusione, i critici della riforma ritengono che il testo non affronti i veri nodi della giustizia – tempi dei processi, carenza di organici, responsabilità per gli errori – e che persegua piuttosto un riequilibrio dei poteri a favore della politica. “Votare no – affermano – significa difendere una magistratura autonoma e il diritto dei cittadini ad avere giudici liberi da condizionamenti”.
foto Sardegnagol riproduzione riservata
