Politiche giovanili: assenti in Sardegna, valorizzate in Veneto. 3 milioni per le imprese under35.

3 milioni a fondo perduto per le imprese under35. E’ quanto è stato deliberato dalla Giunta Regionale del Veneto che ha dato il via libera al nuovo bando destinato a promuovere le imprese giovanili dell’artigianato, dell’industria, commercio e servizi, come ricordato dall’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato: “I giovani imprenditori sono il futuro del sistema economico veneto. Anche quest’anno abbiamo scelto di sostenere chi, tra i 18 e i 35 anni, decide di investire sulla creazione di nuove attività economiche o sullo sviluppo di attività già esistenti nei vari settori offrendo loro contributi a fondo perduto pari a 3 milioni di euro. Questo è un sostegno per dare fiducia e slancio ai nostri giovani, soprattutto in questo particolare momento in cui serve maggiore spinta verso il futuro. Ma si tratta anche di sostenere giovani che decidono di investire sul loro futuro in Veneto, nella loro terra, senza andare altrove. Molti di loro – conclude – potrebbero essere cervelli in fuga, invece scelgono coraggiosamente di restare qui e costruirsi un futuro in Veneto. Anche per questo avranno il nostro sostegno”.  

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Una iniziativa che, con molta probabilità quando si parla di fondo perduto, agevolerà gli under35 dotati di risorse proprie, rappresentando, però, un segnale di sensibilità verso i giovani e la loro inclusione lavorativa. Dinamica assente, invece, nella Regione Sardegna dove, nonostante gli irresoluti proclami sulle proposte di legge per le politiche giovanili (una, la Pl 182, in attesadopo più di due anni di essere calendarizzata in Aula) e le ‘timide’ richieste di costituzione di commissioni speciali sulla condizione giovanile da parte dell’opposizione, si costruisce ben poco per i giovani sardi. Ma non è una novità nell’Isola alla luce della produzione legislativa in materia di giovani, di fatto ferma al lontano 1999: c’era ancora la vecchia Lira italiana. Una propensione verso l’inclusione dei giovani assente anche tra gli scranni della Giunta regionale, dove l’elaborazione di delibere a favore dei ragazzi e delle ragazze dell’Isola è stata assente in questi primi anni di Legislatura che, ed è sempre avvilente rilevarlo, annovera un altissimo numero di under40.

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Eppure, volendo restare nell’ambito d’impresa, i dati sono sempre più allarmanti. Da una recente indagine di Unioncamere-InfoCamere, infatti, è emerso che a livello nazionale in dieci anni sono mancate all’appello quasi 156.000 imprese giovanili, con un calo del 22,4%. Il risultato è che a fine 2020 si contavano circa 541.000 imprese giovanili iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio contro le 697.000 del 2011. E se prima un’impresa su 10 era Under 35 ora il peso dei giovani sul tessuto imprenditoriale è sceso all’8,9%, mentre in Sardegna la diminuzione percentuale è ancora più marcata. Lo stesso “spopolamento” dell’imprenditoria giovanile dell’ultimo decennio ha colpito maggiormente i settori tradizionali delle costruzioni, del commercio e dell’industria manifatturiera, sia in valore assoluto che relativo. A ciò si aggiunge che la recente crisi pandemica ha certamente contribuito a frenare la voglia di fare impresa dei giovani, che tradizionalmente incidono per quasi un terzo sulle nuove iscrizioni alle Camere di Commercio.

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