3 Novembre 2026
Europa

Israele, spoglio all’85%: il blocco di Netanyahu scende a 53 seggi, il fronte opposto a 67

Con l’85,6% delle schede scrutinate, il blocco guidato dal premier Benjamin Netanyahu si ferma a 53 seggi, mentre le forze che puntano a sostituirlo salgono a 67 sui 120 della Knesset. Lo riporta Haaretz. Il quadro si è dunque spostato ancora a sfavore del premier rispetto ai conteggi parziali delle ore precedenti, quando il suo blocco era dato a 54 e poi a 56 seggi.

I numeri dei partiti.

Il Likud di Netanyahu è a 26 seggi, seguito da Yashar di Gadi Eisenkot a 21. La Lista Unita, a guida araba, e l’alleanza Together ottengono 12 seggi ciascuna. La Lista Araba Unita (Ra’am) guadagna un seggio e arriva a sette.

Il dato non è ancora definitivo: a mezzanotte comincerà lo scrutinio di circa 500 mila voti espressi da soldati e da altri elettori fuori dal proprio seggio di residenza, una quota che per procedura viene conteggiata per ultima e che potrebbe spostare gli equilibri.

Tibi: “Un risultato storico per gli arabi”.

Dalla Lista Unita arriva un messaggio. Ahmad Tibi ha detto all’emittente Army Radio che il fronte guidato da Eisenkot può mandare a casa Netanyahu e formare un governo con i partiti arabi, “se lo vuole e se è abbastanza coraggioso”.

Tibi ha definito il risultato “un successo storico per il pubblico arabo”, sostenendo che senza l’alta affluenza nelle comunità arabe “Netanyahu avrebbe potuto formare un governo da solo con la destra. Noi abbiamo bloccato questa possibilità”.

Herzog: “Fate di tutto per evitare un nuovo voto”.

Intanto il presidente Isaac Herzog ha invitato i partiti a fare “tutto il possibile” per scongiurare un’altra tornata elettorale. In un discorso registrato, ha annunciato che avvierà le consultazioni per l’affidamento dell’incarico di formare il governo la prossima settimana, aggiungendo di aspettarsi che i leader arrivino al confronto “con la mente aperta”.

La partita si sposta così sul terreno delle alleanze: l’aritmetica sembra favorire il fronte anti-Netanyahu, ma il nodo politico di un’intesa con i partiti arabi, finora evitata dai principali schieramenti, resta il passaggio più delicato.

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