Indagini sul Gas nelle acque palestinesi. Concessioni israeliane in contrasto con il diritto internazionale?
Un gruppo di deputati al Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di esprimersi sulle concessioni energetiche rilasciate da Israele per la prospezione di gas naturale in aree marittime rivendicate dallo Stato di Palestina.
La questione nasce dall’annuncio del ministero israeliano dell’Energia, datato 29 ottobre 2023, relativo all’assegnazione di licenze a diverse società — tra cui Dana Petroleum, Ratio Petroleum, ENI, BP, Socar e NewMed Energy — per attività esplorative al largo della costa mediterranea.
Le zone contestate.
Secondo le informazioni disponibili, le aree interessate si sovrapporrebbero alle zone marittime dichiarate dalla Palestina nel 2019 ai sensi della Convenzione Onu sul diritto del mare e degli Accordi di Oslo.
Organizzazioni palestinesi per i diritti umani — quali Al-Haq, Al Mezan, PCHR, Adalah — sostengono che le concessioni potrebbero violare il diritto internazionale umanitario e i regolamenti dell’Aia, che disciplinano l’uso delle risorse naturali nei territori occupati.
Le Ong avvertono che lo sfruttamento delle risorse in un territorio occupato rappresenterebbe una “violazione del diritto internazionale, rischiando di aggravare il conflitto e creare un precedente per un’annessione de facto“.
Richiamata anche la risoluzione del Consiglio economico e sociale dell’ONU del 30 luglio 2025, che ribadisce il divieto di sfruttamento economico dei territori palestinesi occupati.
Le domande alla Commissione.
Nell’interrogazione, firmata da eurodeputati dei gruppi S&D, The Left, Renew, Verdi/ALE ed ECR, la Commissione è stata invitata a chiarire nel merito delle concessioni e della loro compatibilità con gli obblighi Ue in materia di diritto internazionale e se adotterà un approccio precauzionale nell’acquisto di risorse energetiche potenzialmente estratte in violazione delle norme internazionali.
foto greenpeace
