3 Novembre 2026
Politica

Festival di Trento: “Dei giovani non si occupa nessuno”

Non un inverno demografico. Bensì una glaciazione. La parola scelta da Renato Brunetta per descrivere la condizione italiana non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. Sul palco del Festival dell’Economia di Trento, il presidente del CNEL ha dipinto un quadro impietoso del rapporto tra l’Italia e le sue nuove generazioni , un rapporto fatto di occasioni mancate, salari inadeguati e una fiducia che si erode anno dopo anno.

Una glaciazione che durerà decenni.

I numeri citati da Brunetta sono brutali. Negli ultimi tredici anni l’Italia ha perso oltre 650mila giovani altamente qualificati. Una diaspora silenziosa che si traduce in circa 160 miliardi di euro di capitale umano , formato a spese dello Stato e delle famiglie , semplicemente evaporato oltre confine.

E il fenomeno demografico che fa da sfondo non è meno allarmante. Le nascite sono scese sotto la soglia dei 400mila l’anno, e il problema si autoalimenta: le nuove generazioni sono ormai così ridotte numericamente da non riuscire a garantire nemmeno un numero sufficiente di futuri genitori. Un circolo vizioso strutturale, i cui effetti, ha avvertito Brunetta, si faranno sentire per decenni.

Il nodo della fiducia e del merito.

Perché i giovani lasciano l’Italia? La risposta di Brunetta non è solo economica. Certo, i salari bassi e la scarsa produttività pesano. Ma sul fondo c’è qualcosa di più profondo: la percezione che il merito non venga riconosciuto, che le logiche di cooptazione valgano più delle competenze.

“Non è solo una questione di stipendi: è una questione di valori, di speranza, di futuro immaginabile”, ha dichiarato l’ex ministro.

La responsabilità, ha detto Brunetta senza mezzi termini, è delle classi dirigenti. L’Italia non ha mai costruito una vera strategia nazionale per i giovani , solo misure frammentarie e incentivi fiscali. Ha citato la Spagna come controesampio virtuoso: un Paese che negli ultimi anni ha investito sistematicamente nell’attrazione dei talenti, mentre Roma guardava altrove.

Nove partono, uno ritorna.

Un dato su tutti fotografa la portata del problema: oggi, per ogni nove italiani che lasciano il Paese, ne rientra soltanto uno. Non è la mobilità internazionale in sé il problema, ha precisato Brunetta , i giovani che viaggiano, si formano, fanno esperienza all’estero sono una ricchezza. Il problema è che non tornano.

Eppure potrebbero farlo. Il CNEL ha avviato un’attività di ascolto che ha già coinvolto oltre 1.500 professionisti, ricercatori e lavoratori italiani emigrati: molti, ha rivelato Brunetta, sarebbero disposti a rientrare, a condizione di trovare un contesto più favorevole e opportunità concrete.

Il semaforo generazionale.

Tra le proposte discusse, Brunetta ha illustrato lo strumento della valutazione di impatto generazionale, introdotto da una normativa recente ancora in fase di attuazione. L’idea è semplice quanto ambiziosa: ogni legge o provvedimento dovrà essere valutato in base ai suoi effetti sulle generazioni future, con un sistema a semaforo , verde per le misure favorevoli ai giovani, giallo per quelle neutre, rosso per quelle penalizzanti.

Fino ad oggi, ha osservato il presidente del CNEL, le nuove generazioni sono rimaste ai margini dei processi decisionali per un motivo preciso: non hanno peso politico né contrattuale. Nessuno le rappresenta davvero.

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