14 Ottobre 2026
Sardegna

Dieci anni di spesa: gli italiani pagano di più per mangiare, tagliano su cultura e vestiti

Clima, guerre e caro-energia hanno ridisegnato il carrello degli italiani. Lo rileva il Codacons, che ha confrontato sui dati Istat i consumi delle famiglie tra il 2015 e il 2025, ottenendo un quadro in cui si spende di più per mangiare e meno per svagarsi e vestirsi.

Il filo rosso è quello di un potere d’acquisto eroso: più soldi per beni essenziali e servizi diventati più cari, meno margine per cultura, tempo libero e abbigliamento.

Per cibi e bevande analcoliche la spesa media mensile è passata da 441 a 552 euro, pari a 1.326 euro in più all’anno per famiglia. Il balzo più vistoso riguarda piatti pronti e preparazioni alimentari: +254%, circa 307 euro annui in più per nucleo. Seguono caffè e cacao (+67%, +99 euro l’anno) e oli e grassi (quasi +38%, +65 euro). Più contenuti gli aumenti per carni e verdure (quasi +20%), zucchero e dolciumi (+21%), latte, uova e formaggi (+17%) e pane (+14%).

Attenzione, però, a leggere questi numeri come segno di una dispensa più ricca. Secondo il Codacons la maggiore spesa è dovuta ai rincari: i cambiamenti climatici hanno fatto salire le quotazioni delle materie prime, dal caffè al cacao; la guerra in Ucraina ha spinto al rialzo cereali, latticini e oli; il caro-energia è stato scaricato sui listini finali.

La spesa non alimentare è cresciuta solo dell’8,4%, con voci in territorio negativo. Ricreazione, spettacoli e cultura calano del 16,7% (253 euro in meno l’anno a famiglia), abbigliamento e calzature del 9% (-125 euro), tabacchi e alcolici del 4,1% (-22 euro circa). Crescono invece le spese obbligate: abitazione, acqua, elettricità e gas segnano circa +11% (+1.180 euro annui), i trasporti +10,7% (+341 euro).

La voce con la crescita maggiore è quella dei servizi ricettivi e di ristorazione: +33,7%, quasi 495 euro in più l’anno. Ma, avverte l’associazione, non perché gli italiani viaggino o mangino fuori di più: pandemia e caro-bollette hanno fatto lievitare i listini del comparto turistico, tra i più colpiti dagli aumenti.

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