“Caso Massazza”. La sanità è un feudo della politica
Il giudice del lavoro, alla fine, ha dato ragione a Roberto Massazza: la revoca dell’incarico di direttore sanitario della Asl di Cagliari era illegittima. Una sentenza che, oltre a disporre il reintegro e il risarcimento al dirigente “vittima dello spoil system” dell’Esecutivo regionale, non può che portare a riflettere su come la sanità, anche in un periodo sfigatissimo per la Sardegna, continui ad essere gestita come un feudo da una “classe dirigente deresponsabilizzata” per usare un eufemismo.
Sul caso, dopo le note “discorsive e tiepide” dell’opposzione (qualcosa bolle in pentola nella nuova manovra finanziaria?), si è fatto sentire anche l’Usb Pi Sanità.
“Lo avevamo detto: solo il giudice del lavoro poteva ristabilire la verità”, afferma Gianfranco Angioni. “La sentenza che dichiara illegittima la revoca dell’incarico del direttore sanitario Roberto Massazza e ne dispone il reintegro conferma quanto fosse necessario fare chiarezza nelle sedi competenti. Oggi non siamo di fronte soltanto alla conclusione di una vicenda individuale: siamo davanti a un fatto che impone una riflessione seria sul modo in cui viene governata la sanità pubblica in Sardegna”.
“Non è più possibile considerare le nomine ai vertici delle aziende sanitarie come semplici caselle da riempire o sostituire in funzione degli equilibri del momento. Quando un provvedimento viene dichiarato illegittimo dal giudice del lavoro, bisogna interrogarsi sulle decisioni assunte, sulle procedure seguite e sulle conseguenze che ricadono sulle aziende pubbliche e, indirettamente, sulla collettività”, prosegue Angioni.
Un modello sanitario, decisamente radicato, che continua ad anteporre gli equilibri politici alle esigenze del servizio ai cittadini: “La sanità non è un feudo! La politica deve programmare, garantire risorse, fissare obiettivi e verificare i risultati. Non deve trasformare le nomine in strumenti di appartenenza o in occasioni per regolare i conti tra schieramenti. Le aziende sanitarie devono essere governate valorizzando competenze, professionalità e capacità gestionali, nel rispetto delle norme e nell’interesse esclusivo dei cittadini. La salute è un diritto, non una concessione della politica”.
Secondo l’Usb, ancora, la vicenda apre una questione più ampia, che riguarda tutta la sanità sarda, compresa l’Arnas Brotzu. “Sarebbe un errore circoscrivere tutto alla sola Asl di Cagliari. Quello che è accaduto deve diventare l’occasione per verificare metodi, scelte e modelli organizzativi in tutta la sanità sarda. Anche al Brotzu è indispensabile garantire che le decisioni siano assunte sulla base delle competenze, delle necessità dei servizi e del rispetto delle regole. I lavoratori e i cittadini hanno bisogno di stabilità, organizzazione e risposte concrete, non di una sanità condizionata dalle continue dinamiche politiche”.
Resta una domanda che la sentenza rende, quindi, inevitabile: chi sosterrà il costo del risarcimento e dei contenziosi? Se la revoca era illegittima, è difficile accettare che l’onere ricada per intero sulle casse delle aziende sanitarie, cioè sui sardi che finanziano il servizio con le proprie tasse. Ci si augura che, nelle sedi preposte, si accertino con rigore le responsabilità e che chi nell’Esecutivo regionale ha deciso, se ne emergeranno profili di danno erariale, ne risponda in proprio e non la collettività.
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