13 Aprile 2026
Europa

Casa, la grande emergenza europea: prezzi alle stelle e fondi insufficienti

Comprarsi o affittare una casa in Europa è diventato un lusso per molti e un’impresa impossibile per tanti altri. Il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo ha pubblicato un’analisi approfondita sulla crisi abitativa nel continente e su come il Recovery and Resilience Facility, il principale strumento del programma Next Generation EU, stia cercando di farvi fronte. Il quadro che emerge è preoccupante: i prezzi corrono, i fondi arrancano e le riforme strutturali tardano ad arrivare.

I numeri di una crisi.

Secondo la ricercatrice Lucía Sánchez Cabanillas, i dati parlano chiaro. Dal 2015 a oggi, i prezzi delle abitazioni sono aumentati in media del 53% nell’Unione europea, mentre gli affitti sono cresciuti del 25% tra il 2010 e il 2024. Le famiglie europee destinano in media il 19% del reddito disponibile alla casa, ma in molte aree urbane la quota supera abbondantemente il 40%.

In alcuni Paesi il fenomeno ha assunto dimensioni straordinarie: in Ungheria e Estonia i prezzi delle abitazioni sono più che raddoppiati nell’ultimo decennio. Portogallo, Estonia, Grecia e Paesi Bassi hanno registrato le crescite più rapide in rapporto ai redditi. E la Banca Europea degli Investimenti stima che nel 2023 avrebbero dovuto essere costruite il 70% in più di abitazioni rispetto a quelle effettivamente realizzate, per soddisfare la domanda del 2025.

A rendere tutto più difficile, oltre il 75% degli edifici europei ha scarse prestazioni energetiche e l’85% è stato costruito prima del 2000: un patrimonio immobiliare vecchio, inefficiente e costoso da mantenere.

I giovani sono sempre i più colpiti.

Se la crisi pesa su tutti, è sulle nuove generazioni che si abbatte con maggiore durezza. I giovani europei si trovano intrappolati in un mercato che li esclude: redditi più bassi, contratti di lavoro precari e prezzi fuori controllo li costringono spesso a rimandare l’indipendenza abitativa, restando in casa con i genitori ben oltre i tempi che avrebbero scelto. Ricerche di Eurofound mostrano come questi vincoli stiano sempre più condizionando le traiettorie di vita dei giovani europei, ritardando la formazione di nuovi nuclei familiari e influenzando le scelte educative e lavorative.

Il Recovery Fund: 19,6 miliardi, ma è abbastanza?

Il Piano di Ripresa e Resilienza è lo strumento principale con cui l’Europa sta cercando di intervenire. Secondo l’analisi del Parlamento europeo, il RRF ha destinato circa 19,6 miliardi di euro a misure per l’accesso alla casa, 50 investimenti e 21 riforme distribuiti tra i Piani nazionali degli Stati membri. Una cifra che include 6,3 miliardi in contributi a fondo perduto e 13,3 miliardi in prestiti.

I numeri sembrano ragguardevoli, ma rapportati alla dimensione della crisi raccontano una storia diversa: si tratta di appena il 3% dell’intera dotazione del RRF. E il Parlamento europeo, nella sua risoluzione di marzo 2026, ha sottolineato con durezza che nel 2024 solo il 7% del RRF è stato effettivamente speso per edilizia sociale e infrastrutture sociali.

La scadenza per l’attuazione degli interventi, fissata al 31 agosto 2026, incombe, e molte misure sono ancora lontane dal traguardo.

Cosa stanno facendo i singoli Paesi?

Gli approcci nazionali variano considerevolmente. L’Italia ha previsto investimenti per oltre 4,6 miliardi di euro, tra il programma “Housing First” per i soggetti fragili, il piano per la qualità abitativa nei quartieri degradati e la rigenerazione delle periferie urbane. La Spagna punta su un miliardo di euro per l’edilizia residenziale sociale ad alta efficienza energetica, accompagnato da riforme sulla legge per l’abitazione. La Francia ha investito quasi 1,9 miliardi tra ristrutturazioni energetiche dell’edilizia sociale e il programma MaPrimeRénov’ per i privati. Il Portogallo ha stanziato quasi 2,8 miliardi, con misure che vanno dall’alloggio d’emergenza all’housing universitario. La Grecia ha puntato su un miliardo di euro per il programma “My Home II” e su 1,2 miliardi per la ristrutturazione energetica degli edifici residenziali.

L’Europa chiede di più: serve una svolta strutturale.

La Commissione europea stima che ogni anno in Europa debbano essere costruite oltre due milioni di abitazioni, circa 650.000 in più rispetto a quelle attualmente realizzate, per un costo annuo stimato intorno ai 150 miliardi di euro. Per centrare questo obiettivo, a dicembre 2025 la Commissione ha adottato un Piano per l’edilizia abitativa accessibile, articolato in quattro pilastri: aumentare l’offerta, mobilitare gli investimenti, sostenere le riforme strutturali e proteggere le categorie più vulnerabili.

Il Parlamento europeo ha fatto un passo ulteriore: nella sua risoluzione di marzo 2026, ha chiesto che l’accesso a un’abitazione dignitosa e accessibile venga riconosciuto come diritto fondamentale a livello comunitario, e ha invitato gli Stati membri a riallocare le risorse inutilizzate dei loro Piani nazionali verso strumenti finanziari gestiti dagli enti locali, per costruire e ristrutturare alloggi sociali e cooperativi.

Sullo sfondo resta un nodo strutturale che nessun piano finanziario, da solo, può sciogliere: la scarsità di terreni edificabili, la carenza di manodopera qualificata nel settore delle costruzioni, le procedure burocratiche lunghissime e i costi di cantiere esplosi del 56% tra il 2010 e il 2024. Senza riforme profonde su questi fronti, il rischio è che i miliardi stanziati producano risultati molto al di sotto delle aspettative.

foto NAILUN