Cani e gatti a tavola con noi: la moda dell’umanizzazione dei pet mette a rischio la loro salute
Uno spicchio di salsiccia alla grigliata, un morso di pizza in spiaggia, gli avanzi del pranzo domenicale nella ciotola. Sono gesti quotidiani, dettati dall’affetto, che sempre più proprietari di animali domestici considerano normali , quasi dovuti. Ma dietro questa abitudine si nasconde un fenomeno ben più strutturato, che gli esperti di nutrizione veterinaria osservano con crescente preoccupazione: l’umanizzazione dell’alimentazione dei pet.
I numeri di un fenomeno globale.
I dati parlano chiaro. Secondo l’ultimo sondaggio internazionale di Dog Food Advisor, il 56% dei proprietari di cani è convinto che i propri animali debbano seguire una dieta speculare a quella umana. Tra i proprietari di gatti la percentuale scende, ma rimane significativa: circa uno su cinque integra regolarmente l’alimentazione del felino con cibo destinato agli esseri umani, principalmente sotto forma di avanzi.
A spingere verso la cucina casalinga è soprattutto la sfiducia nei confronti degli alimenti industriali: la metà dei pet owner dichiara di preparare il cibo in casa proprio per questo motivo. Il New York Post ha coniato un termine per descrivere questo stato d’animo: petuition, ovvero l’ansia da animale domestico.
La biologia non si improvvisa.
Il punto, secondo gli esperti, è che affetto e nutrizione corretta non sono la stessa cosa. Lo dimostra uno studio pubblicato sull’American Journal of Veterinary Research nell’ambito del Dog Aging Project, guidato dal Texas A&M College of Veterinary Medicine: solo il 6% delle ricette fai-da-te analizzate ha superato i requisiti nutrizionali minimi fissati per i cani adulti. Il restante 94% presentava carenze o squilibri di micronutrienti essenziali.
Il quadro è ancora più critico per i gatti. Una ricerca della UC Davis School of Veterinary Medicine, pubblicata sul Journal of the American Veterinary Medical Association, ha analizzato 114 ricette casalinghe per felini: il risultato è stato impietoso, con il 100% delle ricette risultato inadeguato. Più della metà presentava carenze di taurina , essenziale per cuore e vista , e il 7% conteneva addirittura ingredienti tossici come aglio e cipolla.
“Non basta l’affetto, occorre rispettare l’identità biologica dell’animale”, spiega Vittorio Saettone, veterinario e responsabile Ricerca & Sviluppo di Schesir. “I gatti sono carnivori puri: il loro apporto energetico deriva per il 52% dalle proteine e per il 46% dai grassi. Stravolgere questa proporzione con diete improvvisate significa ignorare millenni di evoluzione.”
D’estate il rischio si moltiplica.
La stagione calda amplifica ulteriormente i rischi. Lo stress termico mette a dura prova l’organismo degli animali, rendendo ancora più critico il rispetto del corretto equilibrio nutrizionale e idrico. Da bandire, in ogni periodo dell’anno ma ancor più in estate, cioccolato, caffè, uva, avocado, xilitolo, aglio, cipolla, impasti lievitati crudi e ossa cotte, che possono causare occlusioni intestinali.
