Quattro adulti, uno sgabello e lo slogan della sicurezza: il nuovo spot del Parlamento europeo fa “ridere i polli”
Quattro giovani europei, un mobile di legno da montare e un’impresa che, nella scena, non riesce. Poi, la morale: “La cooperazione europea nel campo della sicurezza ha semplicemente senso”. È l’ultimo promo prodotto per l’Aula del Parlamento europeo o, meglio, l’ennesimo esempio di comunicazione istituzionale che sembra scritta per un pubblico da prendere per mano, per usare un eufemismo.
L’idea di fondo è semplice: da soli si fa fatica, insieme si fa meglio: anche montare uno “stupido sgabello” di un noto marchio svedese. È il refrain con cui le istituzioni di Strasburgo e Bruxelles raccontano da anni l’integrazione europea, in versione “più siamo e meglio stiamo”.
Qui, però e in puro stile narrativo da analfabetismo funzionale Erasmus+, viene applicata a un tema che richiederebbe ben altra gravità: la sicurezza del continente, in un momento in cui i leader discutono (molto male) di bilanci, di aiuti all’Ucraina, di minacce ibride, di futuro dell’Ue e di pressioni da Washington, Mosca e Pechino.
Insomma, l’ultimo tentativo della comunicazione dell’Unione di far “ridere i polli”.
Il punto non è lo slogan, che in sé è difficile da contestare, ma la distanza tra il tono e la posta in gioco. Raffigurare la cooperazione nella difesa come un mobile da assemblare, con protagonisti goffi (parliamo di giovani) e un finale ovvio, non può che essere semplicistico e paternalistico.
Un prodotto “risibile” e per nulla originale nel panorama dei contenuti promozionali prodotti dalle agenzie europee, da sempre in prima linea per l’utilizzo di un linguaggio rassicurante, buono, forse, per la promozione dei “prodotti per l’infanzia”.
Un caso comunicativo che riapre, per gli amanti del genere, un’obiezione ricorrente: le istituzioni europee comunicano ai cittadini in modo efficace? Spot di questo genere nascono per raggiungere platee di cittadini pensanti o per alimentare l’immagine di un apparato autoreferenziale?
Pensando alla dicotomia comunicazione istituzionale/risultati ottenuti con i programmi europei, bisognerebbe essere più propensi per la conferma del fallimento comunicativo (e non solo come ricordato anche dalle tante relazioni della Corte dei Conti europea) dell’Unione.
A evidenziare l’insuccesso comunicativo è intervenuta anche il mondo social. Come Zeljko Bistrovic che ha ironizzato sul tema sicurezza e l’incapacità della gestione dell’ordine pubblico in Francia e Italia: “Finora gli studenti che lottano per condizioni migliori stanno utilizzando questi strumenti”. Parere condiviso da Ivo Radic per il quale “il progetto Ucraina è finito”, Bojan Opacak , che ha invitato gli autori del video ad “andare fuori nelle strade”.
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