27 Ottobre 2026
Politica

Sardegna, il commercio arretra: oltre 4.300 imprese in meno in un anno

Il tessuto commerciale sardo continua a sfaldarsi. Nel 2025 il settore ha registrato un saldo negativo di più di mille imprese tra nuove iscrizioni e cessazioni, mentre nell’arco degli ultimi dieci anni l’Isola ha perso circa un’impresa del commercio su sei. A pagare il prezzo più alto è il commercio al dettaglio, che nello stesso periodo segna un calo superiore al 20%.

A subire le conseguenze più dure sono i centri storici delle città sarde. Negli ultimi tredici anni gli esercizi di vicinato – alimentari, negozi di abbigliamento, edicole e ferramenta – sono diminuiti di circa il 13%, lasciando spazio a una crescente diffusione di bar e ristoranti. Un cambiamento che, secondo gli operatori del settore, non garantisce più ai residenti gli stessi servizi essenziali di un tempo.

Dietro la flessione ci sono anche fattori strutturali difficili da invertire: l’invecchiamento della popolazione, con un tasso di natalità quasi dimezzato in vent’anni, e l’avanzata dell’e-commerce, che a livello nazionale ha più che raddoppiato il proprio valore in pochi anni, eroso ulteriori quote di mercato al commercio fisico di prossimità.

confcommercio
Confcommercio Sud Sardegna

Le risorse regionali sono giudicate insufficienti.

Di fronte a questi numeri, Confcommercio Sud Sardegna ha portato i dati in audizione davanti al Consiglio regionale, chiedendo un rafforzamento degli interventi a sostegno del settore. Nel mirino dell’associazione ci sono le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203): poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che secondo Confcommercio non è in grado di incidere in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola.

“Di fronte a numeri di questa portata, le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203) per i contributi alle imprese commerciali sono un segnale positivo ma del tutto insufficienti”, dichiara Sandro Guiso Direttore Regionale “parliamo di poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che non è in grado di intervenire in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola”.

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Emanuele Frongia

Sulla stessa linea Emanuele Frongia, componente l’Assemblea dell’Associazione e già Vice Presidente di Confcommercio Sud Sardegna: “Non si tratta di assistenzialismo, ma di un investimento sul territorio. Ogni euro destinato al commercio di vicinato torna alla collettività in termini di occupazione, sicurezza e vitalità dei centri urbani. Continueremo a chiedere alla politica regionale un impegno più coerente con la gravità della situazione”.

I numeri del settore.

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confcommercio su dati Movimprese, nel 2025 le imprese del commercio attive in Sardegna sono 33.065, in calo del 15,8% rispetto al 2015. Il comparto del dettaglio è quello più colpito, con 20.635 imprese attive contro le 26.280 di dieci anni prima (-21,5%). Tengono meglio il commercio all’ingrosso e gli intermediari (-6,5%) e il settore di auto e moto, che mostra una leggera crescita (+0,6%).

A fare da contraltare alla crisi del commercio c’è invece l’espansione di altri comparti dei servizi: il settore alloggio e ristorazione cresce del 18,5% in dieci anni, con il segmento alloggio che più che raddoppia (+123,8%), trainato probabilmente dalla crescita del turismo. Crescono anche le attività immobiliari (+55%) e quelle professionali, scientifiche e tecniche (+34,7%).