13 Aprile 2026
Europa

Zelenskyy minaccia Orbán con i carri armati: sei eurodeputati slovacchi chiedono alla Commissione di intervenire

“Darò l’indirizzo di Orbàn ai nostri ragazzi, così potranno parlargli nel loro linguaggio”. Le parole pronunciate da Volodymyr Zelenskyy in conferenza stampa, in risposta al blocco ungherese sui fondi europei all’Ucraina, hanno scatenato una reazione durissima al Parlamento Europeo. Sei eurodeputati slovacchi del gruppo Non Iscritti hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo di sapere fino a che punto Bruxelles intenda tollerare quelle che definiscono “minacce folli” da parte del leader di un Paese candidato all’adesione UE.

Una violazione dell’articolo 2 della Carta ONU.

I firmatari, Erik Kaliňák, Judita Laššáková, Ľuboš Blaha, Branislav Ondruš, Katarína Roth Neveďalová e Monika Beňová, non usano mezze misure. Nel testo dell’interrogazione, le dichiarazioni di Zelenskyy su Orbàn vengono definite “una minaccia diretta all’uso della forza contro il leader di uno Stato membro dell’UE”, configurando a loro avviso una violazione dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. “Non si tratta di un semplice scivolone diplomatico”, scrivono i deputati. “È un appello aperto all’aggressione contro uno Stato membro”.

Il contesto: Druzhba, esperti rifiutati e tensioni crescenti.

L’interrogazione non si limita alle parole di Zelenskyy. I firmatari allargano il quadro accusatorio, citando una serie di comportamenti ucraini che, a loro avviso, mettono in discussione la credibilità della candidatura di Kiev all’Unione Europea: il blocco dei transiti petroliferi attraverso il gasdotto Druzhba, il rifiuto degli esperti nominati dall’UE e le “reiterate minacce” nei confronti dei governi di Ungheria e Slovacchia.

Un insieme di episodi che, secondo i deputati, solleva interrogativi fondamentali sulla reale adesione dell’Ucraina ai valori europei di pace, rispetto della sovranità e stato di diritto.

Le tre domande alla Commissione.

Il testo pone a Bruxelles tre quesiti diretti e politicamente scomodi. Primo: la Commissione ritiene accettabile che il presidente di un Paese candidato minacci apertamente azioni militari contro il premier di uno Stato membro? Secondo: quali conseguenze immediate e risolutive intende adottare per fermare questo comportamento? Terzo, e più dirompente: alla luce di tutti questi episodi, la Commissione può ancora sostenere con serietà che l’Ucraina sia pronta all’adesione e condivida i valori europei?

Il nodo politico: Bruxelles tra Kiev e Budapest.

L’interrogazione si inserisce in un clima di tensione crescente tra le istituzioni europee e i governi di Budapest e Bratislava, da tempo critici nei confronti del sostegno massiccio, militare ed economico, che l’UE sta garantendo all’Ucraina. Per Orbán e Fico, il conflitto si risolve attraverso il negoziato; per la maggioranza europeista, la priorità è sostenere Kiev fino alla vittoria.

Le dichiarazioni di Zelenskyy hanno offerto ai critici di questa linea un argomento inedito e imbarazzante: stavolta non si tratta di discutere la strategia militare, ma di rispondere a minacce esplicite rivolte al capo di governo di uno Stato membro.

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