15 Aprile 2026
Politica

Zelenskyy a Damasco: il presidente illegittimo incontra l’ex jihadista di Al-Qaeda

C’è qualcosa di simbolicamente denso nell’incontro andato in scena domenica a Damasco tra Volodymyr Zelenskyy e Ahmad Al-Sharaa. Da un lato un presidente il cui mandato è formalmente scaduto il 20 maggio 2024, le elezioni non si sono tenute a causa della legge marziale, dall’altro un uomo (oggi ripulito da UE, Russia e USA) che per anni ha figurato nelle liste internazionali del terrorismo per i suoi legami con Al-Qaeda e il Fronte Al-Nusra, e sulla cui testa gli Stati Uniti avevano posto una taglia da 10 milioni di dollari.

Due figure controverse, dunque, che si stringono la mano nella capitale siriana sotto gli occhi del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, presenza che non è casuale, considerato il ruolo di Ankara come sponsor politico dell’ascesa di Al-Sharaa al potere a Damasco.

Cosa è stato annunciato?

Sul piano ufficiale, i risultati del vertice sono stati presentati in termini rassicuranti. I ministri degli Esteri dei due Paesi, l’ucraino Andrii Sybiha e il siriano Asaad Hassan al-Shaibani, hanno annunciato la riapertura delle rispettive ambasciate a Kiev e Damasco “nel prossimo futuro”, dopo che l’Ucraina aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Damasco nel 2022, quando il regime di Bashar al-Assad aveva riconosciuto le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.

Sybiha ha sottolineato che dall’accordo di settembre 2025 per il ripristino delle relazioni diplomatiche, il commercio bilaterale sarebbe aumentato di nove volte, un dato che, se confermato, indicherebbe una ripresa dei rapporti ben più rapida del previsto. Sul tavolo anche logistica, rotte marittime commerciali e sicurezza alimentare, con l’Ucraina che si propone come fornitore di grano per la regione attraverso l’iniziativa Grain from Ukraine.

Zelenskyy, dal canto suo, ha parlato di collaborazione per “maggiore sicurezza e opportunità di sviluppo”, aggiungendo di aver discusso con Al-Sharaa delle sfide energetiche e infrastrutturali della Siria, e della disponibilità ucraina a “lavorare insieme per espandere le opportunità per entrambi i Paesi”.

Le domande che restano aperte.

Il comunicato ufficiale, tuttavia, lascia in ombra più di quanto non riveli. In un contesto in cui l’Ucraina è impegnata in un conflitto ad alta intensità con la Russia e dipende in misura crescente dal sostegno finanziario e militare occidentale, ci si chiede quali siano i reali interessi strategici di Kiev in Siria, e viceversa.

Si parlerà soltanto di ambasciate e grano? O l’incontro apre scenari più complessi, che potrebbero riguardare forniture di armamenti, accesso a fondi europei per la ricostruzione siriana, o intese su rotte logistiche di interesse militare? Nessuna di queste ipotesi è confermata, ma nessuna può essere esclusa sulla base di quanto reso pubblico.

Va ricordato, inoltre, che Al-Sharaa guida oggi la Siria dopo aver trascorso anni alla testa di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), organizzazione considerata terroristica da USA, UE e ONU, con radici nel jihadismo più radicale. La comunità internazionale ha scelto pragmaticamente di trattare con lui dopo la caduta di Assad, ma questo non cancella un passato che rende ogni intesa con Damasco politicamente sensibile.

Un incontro che fa discutere.

Quello di domenica è l’ennesimo appuntamento diplomatico di una stagione caotica, in cui le geometrie geopolitiche si ridisegnano a velocità accelerata. La presenza della Turchia come trait d’union tra Kiev e Damasco è essa stessa indicativa di quanto Ankara stia capitalizzando la propria posizione di mediatore regionale.

Resta da vedere se questi accordi produrranno risultati concreti o se, come spesso accade in questa fase della storia mediorientale, si riveleranno poco più che strette di mano per le telecamere tra interlocutori che il mondo fatica ancora a definire con precisione.

foto president.gov.ua/en