Zelensky “scopre” la corruzione, ma solo dopo l’inchiesta delle agenzie che voleva liquidare.
Prosegue la parabola discendente del clown di Kryvyj Rih. Secondo le indagini condotte dalle due agenzie anticorruzione – le stesse che Volodymyr Zelenskyy ha tentato di liquidare nel mese di luglio – Sapo e Nabu -, imprenditori e uomini dell’Esecutivo di Kiev vicini al presidente (illegittimo dal 24 maggio 2024) gestivano o partecipavano a uno schema che prevedeva di chiedere, in alcuni casi, una tangente tra il 10 e il 15 per cento ai fornitori dell’Energoatom, l’azienda statale dell’energia nucleare.
Coinvolti anche Timur Mindich, imprenditore vicino a Zelenskyy e il cofondatore della Kvartal 95, la società di produzioni televisive del presidente, l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov, accusato di aver ricevuto 100mila euro, l’ex ministro dell’Energia e della Giustizia (i paradossi) Herman Halushchenko e l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov, poi nominato al Consiglio di sicurezza nazionale.
Una sorpresa (ma non troppo) a Kiev: il presidente Volodymyr Zelensky, a capo di quello che anche Transparency International continua a inserire tra i Paesi più corrotti al mondo, ha deciso, dopo lo scoppio dello scandalo, di far “saltare alcune mele marce” dal suo governo. Magare guardare anche alla capitale potrebbe essere illuminante…
“Credo che il ministro della Giustizia e quello dell’Energia non possano rimanere al loro posto. È una questione di fiducia. Se ci sono accuse, bisogna rispondere”, ha dichiarato in una nota su Telegram il presidente ucraino.
Basterà questo a far placare i crescenti malumori nella Commissione europea, suo sponsor politico ed economico, e, soprattutto, della ignorata (dalla stampa internazionale) cittadinanza ucraina, per la quale il tentativo di liquidare le due agenzie anticorruzione nel mese di luglio, è sempre più visto con sospetto alla luce dell’ultimo scandalo corruzione in Ucraina?
foto European Commission
