12 Giugno 2026
Europa

YouTube e la moderazione dei contenuti: quali sono i limiti della censura online?

La gestione dei contenuti politici sulle grandi piattaforme digitali torna al centro del dibattito europeo. Un’interrogazione parlamentare rivolta alla Commissione UE solleva interrogativi sul modo in cui YouTube applica le proprie politiche di moderazione e sul rispetto delle nuove regole europee in materia di libertà di espressione online.

L’iniziativa, presentata dagli eurodeputati Catherine Griset, Virginie Joron e André Rougé (PfE), prende le mosse dal recente accordo extragiudiziale raggiunto da YouTube negli Stati Uniti. Nel settembre 2025 la piattaforma, che nel gennaio 2021 aveva sospeso l’account di Donald Trump dopo l’assalto al Campidoglio, ha chiuso la causa pagando circa 25 milioni di dollari a organizzazioni non profit e formulando pubbliche scuse, sulla scia di decisioni analoghe adottate da Meta e X.

Secondo i firmatari dell’interrogazione, l’episodio dimostra come la sospensione o la rimozione degli account di leader politici debba avvenire con estrema cautela, per evitare forme di censura sproporzionate o giuridicamente discutibili. Gli eurodeputati sostengono che anche in Europa YouTube avrebbe più volte censurato contenuti di orientamento conservatore, sovranista o “dissidente”, facendo leva sulle proprie regole di moderazione.

Alla Commissione vengono rivolte due domande principali: se, dopo l’accordo negli Stati Uniti, sia stato riscontrato un atteggiamento più equilibrato da parte di YouTube nei confronti dei contenuti dell’opposizione conservatrice o sovranista in Europa, in linea con il Digital Services Act (DSA); e, in caso contrario, se Bruxelles intenda richiamare la piattaforma al rispetto dell’articolo 18 dell’European Media Freedom Act (EMFA), che vieta la rimozione arbitraria di contenuti o account senza garantire un rimedio effettivo.

Nella risposta scritta del 13 gennaio 2026, a nome della Commissione, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha ribadito che il Digital Services Act “stabilisce un quadro normativo volto a garantire un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali. Il DSA – prosegue -, tutela gli utenti contro la rimozione eccessiva di contenuti leciti attraverso obblighi di trasparenza, spiegazioni chiare sulle decisioni di moderazione e solidi meccanismi di ricorso. Secondo la Commissione, queste garanzie hanno già portato al ripristino di milioni di contenuti precedentemente rimossi”.

Bruxelles sottolinea inoltre che il DSA non definisce cosa sia illegale: la valutazione della liceità dei contenuti resta in capo alle leggi nazionali e, in casi specifici, ad altre norme UE. Tuttavia, per le piattaforme di dimensioni molto grandi (VLOP) e i motori di ricerca molto grandi (VLOSE), come YouTube, sono previsti obblighi rafforzati. Tra questi figura la valutazione dei rischi sistemici legati al funzionamento dei servizi, compresi gli effetti negativi sull’esercizio dei diritti fondamentali, come la libertà di espressione e di informazione, e l’adozione di misure di mitigazione.

La Commissione afferma di monitorare il rispetto del DSA da parte delle grandi piattaforme e di essere pronta ad avviare azioni di enforcement in caso di violazioni, indipendentemente dall’orientamento politico dei contenuti coinvolti.

Quanto all’European Media Freedom Act, entrato in vigore l’8 agosto 2025, Bruxelles ricorda che le grandi piattaforme attive nell’UE sono ora tenute a prestare particolare attenzione ai contenuti offerti dai fornitori di servizi mediatici. In base all’articolo 18 dell’EMFA, prima di sospendere o limitare la visibilità di tali contenuti, le piattaforme devono fornire una motivazione dettagliata e concedere al media interessato la possibilità di rispondere entro 24 ore, prima di adottare qualsiasi decisione restrittiva.

Foto di Nyoman Suartawan da Pixabay.com