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Von der Leyen sotto accusa: l’UE assente nei negoziati di pace sull’Ucraina.

Dopo tre anni di guerra in Ucraina, crescono le critiche contro la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, accusata di aver fallito nel promuovere una via diplomatica alla fine del conflitto. Secondo l’eurodeputata austriaca Petra Steger (PfE), mentre gli Stati Uniti con il presidente Trump hanno riattivato i negoziati di pace, l’Unione Europea resta ai margini, più concentrata sul sostegno militare che sulla ricerca di una soluzione diplomatica.

In un’interrogazione scritta alla Commissione, Steger denuncia in particolare il completo disimpegno dell’UE dal processo negoziale, sottolineando come i colloqui più recenti tra Mosca, Kiev e Washington si siano svolti in Arabia Saudita e non in Paesi europei tradizionalmente neutrali come l’Austria o l’Irlanda. Secondo l’eurodeputata, Bruxelles ha abdicato al suo ruolo di mediatore, preferendo investire risorse nel riarmo ucraino, finanziato con fondi dei contribuenti europei.

La risposta ufficiale della Commissione, firmata dall’Alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, difende invece la posizione europea. “La guerra di aggressione russa rappresenta una sfida esistenziale per l’UE”, si legge nel documento. “Bruxelles ribadisce il suo impegno a favore di una “pace giusta, globale e duratura”, fondata sui principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, ma precisa che spetta all’Ucraina decidere il proprio destino”.

Riguardo alla marginalizzazione dell’UE nei recenti colloqui di pace, la Commissione afferma di aver “preso atto” dei progressi ottenuti negli incontri tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, in particolare in merito alla sicurezza della navigazione nel Mar Nero e alla fine degli attacchi alle infrastrutture energetiche. L’UE, secondo la narrazione della Kallas, si dice dunque pronta a sostenere i prossimi passi negoziali, insieme a Kiev, Washington e altri partner internazionali.

Sul fronte del sostegno militare, Bruxelles ha poi sostenuto la validità” della sua strategia di “pace attraverso la forza”, continuando a rafforzare le capacità difensive ucraine per tutto il tempo necessario. Infine, sul delicato tema di un esercito comune europeo o dell’invio di truppe UE in Ucraina, la Commissione afferma che qualsiasi contributo in termini di garanzie di sicurezza dovrà rispettare la sovranità degli Stati membri e il diritto internazionale.

Il confronto tra l’approccio statunitense, sempre più attivo nella mediazione, e quello europeo, criticato per il suo immobilismo diplomatico, segna una nuova fase nella ridefinizione degli equilibri geopolitici.

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