Von der Leyen rieletta con 401 voti: chi l’ha davvero sostenuta?
Ursula von der Leyen è stata rieletta presidente della Commissione europea con 401 voti a favore, 284 contrari e 15 astensioni. A garantirle la poltrona è stata la solita maggioranza “Ursula”, composta da Popolari, Socialisti e Renew, ma determinante – e forse decisivo – si è rivelato l’appoggio di una fetta consistente dei Verdi. Quaranta eurodeputati ecologisti, attratti dalla promessa (vaga) di tenere in vita il Green Deal, hanno infatti scelto di sostenere la presidente. Un soccorso rosso-verde che ha permesso a von der Leyen di superare ampiamente la soglia minima di 361 voti.
E così, mentre la Commissione più militarista della storia europea – quella che parla di “commissario alla Difesa”, “riarmo europeo” e “pilastro militare dell’Unione” – si garantisce un secondo mandato, la sinistra che in patria blatera contro la guerra finisce per sostenerla a Bruxelles. Una contraddizione palese e politica che molti ora fingono di non vedere.
Chi invece ha scelto di sfilarsi dal voto è stato Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. In perfetta coerenza con quanto dichiarato in sede di Consiglio Europeo, la delegazione italiana ha deciso di non votare né a favore né contro, ritenendo la procedura e i contenuti della nomina “non condivisibili”. Meloni ha comunque augurato “buon lavoro” a von der Leyen, ribadendo che questo non cambierà il ruolo dell’Italia nella Commissione.
Hanno votato contro senza tentennamenti i Conservatori e Riformisti (ECR), i Patrioti per l’Europa (Lega compresa), l’estrema destra dell’Europa delle Nazioni Sovrane, ma anche la Sinistra europea, il Movimento 5 Stelle e gli eurodeputati di Alleanza Libera per l’Europa.
Quella che emerge è una verità scomoda per molti. I partiti che oggi, in patria, presentano mozioni contro il riarmo, la guerra e il militarismo, sono spesso gli stessi che hanno sostenuto von der Leyen, la presidente del “riarmo condiviso” e delle “spese comuni per la difesa”.
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