23 Aprile 2026
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Von der Leyen e lo scudo europeo per la democrazia e i media: tra annunci e contraddizioni.

La recente dichiarazione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sulla necessità di proteggere il giornalismo indipendente e combattere la disinformazione, esternata oggi in occasione del discorso sullo Stato dell’Ue, sembra stridere con la realtà dei fatti. Nel suo discorso, la presidente ha parlato di “alzate di ingegno” per tutelare la stampa libera e ha annunciato la creazione di un nuovo European Centre for Democratic Resilience, destinato a coordinare le capacità degli Stati membri contro la manipolazione dell’informazione.

Peccato che negli ultimi anni i fondi europei destinati ai media siano stati in gran parte incanalati verso i grandi gruppi editoriali o verso giornalisti e testate in linea con la narrativa promossa dall’Ue. Call e bandi per piccoli media indipendenti rimangono, invece, inaccessibili o gestiti con procedure burocratiche tali da scoraggiare chi non fa parte del “cerchio ristretto” dei grandi player. Lo dimostra, per esempio, la call dello scorso febbraio promossa dalla Rappresentanza italiana della Commissione europea: i fondi sono stati raddoppiati, ma ad oggi non è stata pubblicata alcuna graduatoria dei vincitori dietro la scusante della “flessibilità del del regolamento finanziario europeo”.

La contraddizione è evidente: mentre von der Leyen denuncia i “deserti dell’informazione” e annuncia programmi per la resilienza dei media, l’Unione europea continua a sostenere economicamente soprattutto chi segue la linea editoriale ufficiale, lasciando ai margini le realtà critiche e locali. In altre parole, le promesse di difesa della democrazia si scontrano con la pratica di concentrare le risorse sui media “allineati”.

Questo modello rischia di trasformare lo stesso European Centre for Democratic Resilience in un “grande fratello dell’informazione europea”, più attento a monitorare e controllare che a garantire pluralismo e indipendenza. Una situazione che mette in luce le contraddizioni di un’esecutivo incapace di tradurre in fatti concreti i proclami sulla libertà di stampa.

Il quadro generale, dunque, non è incoraggiante: mentre l’Unione continua a concentrare risorse e potere mediatico nei grandi gruppi editoriali, si assiste a una crescente erosione della fiducia dei cittadini nella verità e nella democrazia stessa. Gli annunci sulla protezione dei media indipendenti rischiano di restare vuote dichiarazioni, se non si parte dai fondi e dai bandi europei, rendendoli finalmente accessibili a chi ogni giorno cerca di offrire un’informazione critica e autonoma.

foto Mediamodifier da Pixabay.com