Von der Leyen contro Kallas: la guerra dei territori nella politica estera europea
Mentre nelle prime ore di sabato mattina il fumo si alzava su Teheran, a Bruxelles andava in scena un altro tipo di scontro. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa si sono affrettati a dettare il tono della risposta dell’UE con una dichiarazione congiunta che invocava “la massima moderazione”. Ma erano stati battuti sul tempo: mezz’ora prima, l’Alto Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas aveva già pubblicato in solitaria il proprio messaggio, annunciando di stare esplorando soluzioni diplomatiche.
Il dato più rivelatore, però, è un altro: nel corso dell’intero fine settimana, segnato da un’intensa attività diplomatica, von der Leyen e Kallas non si sono parlate direttamente. Una frattura che non è affatto accidentale ma riflette una tensione strutturale e mai risolta tra l’Esecutivo comunitario e il braccio diplomatico dell’Unione.
La rivalità tra Kaja Kallas e Ursula von der Leyen è evidente e riflette una divisione delle competenze nella politica estera europea che non è sempre chiaramente bilanciata.
Chi comanda la scena?
Mentre la crisi mediorientale si aggravava, von der Leyen ha preso le redini della risposta europea con energia insolita: dieci post su X in quarantotto ore, una raffica di telefonate ai leader regionali, la convocazione lunedì di un “Security College” per coordinare la risposta logistica e pratica. Un attivismo che ha contrastato nettamente con l’approccio più cauto tenuto in altre crisi recenti, come i disordini in Venezuela, quando aveva sottolineato di agire in coordinamento con Kallas. Ansia da prestazione e necessità di ricordare chi è la presidente della Commissione europea?
Nel frattempo, il potente capo di gabinetto della presidente, Bjoern Seibert, contattava direttamente i team dei commissari più influenti, scavalcando di fatto i canali diplomatici tradizionali presidiati dall’EEAS, il servizio diplomatico dell’UE che fa capo a Kallas.
La questione non è solo personale. È istituzionale. Storicamente, le relazioni internazionali sono state prerogativa di chi ricopre il ruolo di Alto Rappresentante. Ma con la geopolitica che invade sempre più le funzioni ordinarie dell’Unione, la Commissione ha progressivamente allargato il proprio perimetro d’azione.
La creazione, lo scorso anno, di una Direzione Generale per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo (DG MENA) sotto la commissaria Dubravka Šuica è stata interpretata a Bruxelles come una mossa deliberata per sottrarre influenza all’EEAS. E ora quella struttura è destinata a giocare un ruolo “centrale” nella gestione della crisi iraniana, secondo un funzionario della Commissione.
A.A.A. Cercasi Ue.
Il risultato di questa guerra di posizione è che l’Europa (non bastavano i particolarismi del Consiglio) fatica a parlare con una voce sola proprio nei momenti in cui più ne avrebbe bisogno.
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